Relazioni internazionali

7 10 2011

- Sei danese?

- Come?

- Da dove vieni?

- Italia

- Ah ecco. C’era qualcosa di sbagliato nel tuo svedese, pensavo fossi danese.

 

Ad oggi non ho capito se si trattasse di un complimento al mio svedese o di un insulto ai Danesi.

 

Parola del giorno: danska = danese (lingua)





Fraintendimenti cromatico-linguistici

1 09 2011

Da qualche mese a questa parte, con l’intento di migliorare il mio svedese, mi sono imposta di parlarlo ogni volta che ne ho l’occasione. Ovviamente ho escluso tutte quelle comunicazioni di tipo fondamentale, giusto per non intaccare la sopravvivenza.

Fino ad ora i risultati sono stati abbastanza positivi ed apprezzati dagli autoctoni, del tipo che la signorina dell’Ikea mi ha fatto lo sconto Family Card anche se avevo lasciato la tessera a casa e una simpatica signora si è intrattenuta chiacchierando con me durante il viaggio in treno per andare al pride di Stoccolma. Era ovvio però che, per la legge di Murphy, prima o poi qualcosa sarebbe andato male non appena avuta l’occasione.

Una volta entrate nella nuova casa, ci è stato notificata la possibilità di scegliere il colore della tappezzeria della stanza da letto, dal momento che l’inquilino prima di noi era riuscito in qualche modo a segnare tre muri su quattro. Premettendo che non sono una grande fan della carta da parati, sono comunque andata in ufficio a scegliere il nuovo colore e ho deciso di farlo in svedese. La signora mi ha messo in mano tre cataloghi, dicendomi che quelli erano i colori disponibile e, una volta fatta la mia scelta, di copiare il numero che appariva sulla pagina a sinistra. Dato che i colori non erano ecclatanti in generale, ho optato per un azzurro, compilato il mio modulo e me ne sono tornata a casa a proseguire con il trasloco.

Dopodichè la questione è stata bellla che archiviata. O almeno fino a stamattina, quando il tappezziere si è presentato alla mia porta.

Ovviamente l’ho fatto entrare, gli ho indicato la stanza e gli ho consigliato di chiudere la porta, in modo da evitare che i gatti potessero andare a sfogare la loro curiosità impiastricciandosi e/o riempendo di pelo tutto il suo lavoro. Fatto questo, gli ho augurato buon lavoro e me ne sono andata in università.

Finita la lezione, butto un occhio al telefono e vedo che Pam ha provato a chiamarmi più volte. La richiamo, le confermo che come colore avevo scelto l’azzurro e dopo un attimo scopro l’inghippo: quello che la signora probabilmente non mi ha detto (e io ciula non ci ho pensato) o forse non ho capito è che il numero sulla pagina sinistra fa riferimento alla pagina precedente. Quindi, mentre io pensavo di scegliere l’azzurro, ho in realtà scelto tutt’altro…

… la camera è ROSA!

Temo saranno necessari ampi quantitativi di birra prima che io possa abituarmici…!


Parola del giorno: färg = colore





Ma quanto freddo fa in Svezia?

1 08 2011

Ogni volta che metto piede in terreno italico e/o mi capita di menzionare il fatto che mi sono trasferita in Svezia, scatta la fatidica domanda:

“Ma quanto freddo fa su da voi?”

Oggi, alle ore 18.27, mi è cascato l’occhio sul termometro che tengo sul davanzale:

Inutile dire che a prima vista non ci ho creduto nemmeno io e ho prontamente tirato fuori il termometro con la colonnina di mercurio. Risultato: 40°C.

Temo che coloro che ancora credono che in Svezia ci siano i pinguini 365 giorni potrebbero restarne delusi.


Parola del giorno: varm = caldo





Due gatti, otto zampe e un aereo

21 07 2011

Avendo finalmente trovato una casa che ci permettesse di avere i gatti ed avendo affrontato con largo anticipo l’iter sanitario, è finalmente arrivato il momento di caricare i felini su di un aereo e portarli con noi in Svezia.

PARTE 1 – Il trasportino

Se la questione medica era quasi del tutto risolta (mancava solo il pastiglione contro l’ecchinococco da somministrare fino a 10 giorni prima della partenza e un certificato di buona salute scritto dal veterinario), rimaneva ancora inesplorata quella aeroportuale. A questo proposito il magico mondo di internet dice tutto e il contrario di tutto: da animali morti nella stiva, fino a chi ha provato a spacciare un chihuahua per un peluche…! Molto più parco di informazioni invece il sito di Lufthansa, ovvero non dice un cazzo. O meglio, l’unica cosa che dice chiaramente è che il trasportino per andare in cabina non deve superare le dimensioni 55x40x20… Per 20??? E che è? Una scatola di scarpe??? Oltretutto, dopo svariate ricerche, scopriamo che non esiste un trasportino che rientri entro quei 20 centimetri incriminati. Va bene, chiamiamo Lufthansa così da apprendere direttamente da loro quale sia il loro pensiero in proposito. La signorina del call-center, oltre a segnalare sulla nostra prenotazione la presenza di animali, ci dice che: due gatti non possono viaggiare in cabina insieme, a meno che non stiano nello stesso trasportino per un peso totale minore di 8kg; per le misure del trasportino di presentarci in aereoporto con il nostro e vedere cosa ci dicono là; di non fare affidamento sulla fantomatica pet-box fornita da Lufthansa, perchè non è detto che sia disponibile. In sintesi: andate all’aeroporto alla spera in dio ed auguratevi che vi facciano imbarcare e magari pure con i gatti in cabina. Visto che la risposta della signorina del call-center non ci rassicura neanche un po’, decidiamo di orientarci verso un trasportino semi-rigido, tipo borsa a tracolla, nella speranza che quel minimo di flessibilità di cui dispone convinca gli addetti al check-in a farci imbarcare con i gatti in cabina.

PARTE 2 – L’imbarco

Dopo la lotta per l’inscatolamento dei gatti e un conseguente concerto di miagolii strazianti durante il viaggio in macchina, arriviamo in aereoporto. Il ragazzo al check-in è gentilissimo e, oltre a non farci problemi di sorta, ci fa pagare come un unico gatto dal momento che i due felini viaggiano in unico trasportino. Ottimo! Ma se il check-in passa indolore, rimane ancora da affrontare il controllo dei bagagli a mano. A questo proposito, il sempre solito internet sostiene, tra le svariate teorie, anche quella per cui il gatto vada estratto dal trasportino e tenuto in braccio mentre si attraversa il metal detector. Ora, chiunque abbia scritto e/o pensato una regola del genere non deve mai avuto aver un gatto e volato in vita sua. L’aeroporto di Malpensa è un budello, con una decina di file per i metal detector, e i miei gatti non amano essere presi in braccio nemmeno a casa. Comunque sia, quella deve essere la regola, dal momento che l’addetta ai controlli mi chiede se i miei gatti si fanno prendere in braccio e, alla mia risposta negativa e conseguente proposta di fare un controllo con un ufficiale all’interno di un ufficio, mi dice di passare il metal detector, poi di tornare indietro a prendere il trasportino e infine di farlo controllare da un collega senza doverlo aprire. Il collega in questione da un’occhiata ai gatti, ci chiede per quanto contiamo di restare in Svezia e quando gli rispondo che ci viviamo, ci dà il suo benestare. Nel frattempo, si dev’essere sparsa la voce che c’è un gatto (o meglio due, ma del secondo si vedeva solo la coda), perchè parecchi addetti di controllo vengono a salutare i passeggeri a quattrozampe. Ormai il grosso è fatto: mi limito a confermare la presenza felina al gate e a chiedere informazioni su come comportarmi in proposito alla hostess, la quale essendo a sua volta mamma di un gatto mi spiega tutto con un sorriso di solidarietà.

PARTE 3 – Il volo

Il volo non presenta grossi problemi, a parte un’ora di ritardo prima della partenza (aka l’unica cosa che non ti auguri quando stai volando con animali) e qualche miagolio durante il decollo e in un altro paio di momenti, che, più tardi, capirò coincidere con cacca e vomito. Oggettivamente imprevisti di questo genere, specie in due nello stesso trasportino, sono delle ottime motivazioni per qualche lamentela.

PARTE 4 – Sverige!

Appena atterrate, a causa degli imprevisti verificatisi al punto 3, facciamo tappa ai bagni per ripulire un po’ il trasportino. Puliamo un po’ alla bella e meglio e inscatoliamo nuovamente i gatti in direzione della dogana. Nel tragitto bagno-dogana incappiamo di nuovo nell’imprevisto vomito, che regala alla nostra gatta femmina un effetto schiuma-alla-bocca. Visto che la Svezia ha delle leggi un bel po’ restrittive riguardo alla rabbia, temiamo che l’effetto post-vomito possa dare una cattiva impressione, perciò via di tovagliolino! Fortunatamente l’incidente non si ripete ed imbocchiamo la colonna “something to declare”. Lì, dopo aver chiamato al citofono/telefono l’ufficiale di dogana, ci viene chiesto se i gatti si fanno prendere in braccio. Alla mia risposta negativa la signora mi mette in mano il lettore per i chip, dicendomi che se lo faccio io da dentro il trasportino non ci sono problemi. Bippo i due gatti, stile supermercato, presento tutti i fogli e finalmente ce l’abbiamo fatta!

PARTE 5 – Epilogo

Dopo qualche giorno di eremitaggio sdegnato i gatti si sono ambientati ed ora scorazzano allegramente per casa, riempono di pelo letti e divani, si fanno coccolare e prendono il sole sul balcone. Finalmente la famiglia è al completo!


Parola del giorno: tull = dogana





Sonorità nordiche – Volume 2

5 07 2011

In realtà avevo in mente di scrivere un post sulla combo aereo+gatti, ma poi sono stata assorbita dal trasloco (alla cui meta dedicherò un post a sua volta) e quindi il tutto è da rimandarsi nei giorni a venire. Nel frattempo ne approfitto per segnalare una canzone che sentivo spesso su Bandit Rock (ascoltabile in streaming da qua oppure in analogico su queste frequenze) e che mi ci è voluto un po’ per identificare. Dopo parecchi tentativi, sono finalmente risalita al titolo della canzone e ho scoperto che la band è svedese!

Loro sono i Royal Republic, formatisi nel 2007 a Malmö. Nel 2010 è uscito il loro primo album, We Are The Royal.

Se devi uccidermi, fallo con un Tommy-gun baby.


Parola del giorno: radiostation = stazione radio





E io voto…?

9 06 2011

Nonostante ad oggi non sia ancora chiaro se i voti degli elettori all’estero verranno conteggiati o meno, io, per non saper nè leggere nè scrivere, nel frattempo ho votato.

Le regole per giocare, come da comunicato ministeriale, erano le seguenti:

  • Avere almeno 18 anni compiuti (e fino a qua ci siamo)
  • Essere iscritti all’AIRE (e anche qua ci siamo)
  • Se non si riceve il kit elettorale entro il 29 maggio contattare l’ambasciata
  • far pervenire il proprio voto entro le 16.00 del 9 giugno

Ovviamente, il  29 ero ancora a mani vuote, perciò il giorno successivo ho contattato l’ambasciata. Primo step: parlo con il centralinista, i quale mi dice che forse non posso votare perchè iscritta all’AIRE da troppo poco. Alla mia richiesta di delucidazioni, mi passa l’ufficio consolare. Step 2: parlo con una tipa, la quale verifica i miei dati anagrafici e mi conferma che posso votare. Alla mia esclamazione “ah ottimo! Il suo collega mi aveva detto che forse non potevo,meglio così!” la tipa fa marcia indietro e mi chiede quando mi iscritta all’AIRE. Io rispondo che ho fatto domanda a novembre, ma la lettera di conferma mi è arrivata a gennaio. La tipa mi risponde che possono votare solo coloro che si sono iscritti all’AIRE entro il 31 dicembre 2010.

Ok, mi piacerebbe sapere dove sta scritta questa regola, visto che sia sul sito dell’ambasciata che del ministero degli esteri non ho trovato nulla in proposito. Ora, non voglio mettere in dubbio che quella sia la regola, ma obietto quantomento la poca chiarezza in proposito. Cioè, basta saperlo prima, così mi regolo di conseguenza e nel caso di un referendum, in cui l’andare a votare o meno ha un peso ben diverso da una normale, mi posso organizzare per scendere in Italia a votare.

Purtroppo però per la tipina al telefono con me (che mi ha dovuta sopportare per un altro po’) io sarò in Italia durante i giorni del referendum, perciò le ho chiesto se mi poteva lasciare una qualche dichiarazione che attestasse la mia impossibilità a votare per posta, visto che già in occasione delle amministrative mi era arrivato il tagliandino per gli sconti FS (utilissimi dalla Svezia!) e per segnalarmi che in caso avrei potuto votare all’ufficio elettorale e non al mio solito seggio. Al che la tipa mi dice che pensa di sì, ma mi passa una collega. Step 3: ripeto il tutto alla collega in questione, la quale verifica e mi dice che il comune di Milano ha inviato una lista elettorale aggiuntiva, dove figuro anche io, e che quindi nei prossimi giorni riceverò il plico e di non preoccuparmi, chè loro lo spediscono tra “oggi e domani”. Ora, la scadenza del 29 non me la sono inventata io di sana pianta, l’avete pubblicata voi sul sito… forse un po’ di chiarezza in genere non farebbe male ed eviterebbe di far perdere tempo a tutti, ma va beh…!

Detto fatto, il giorno dopo controllo la posta e ci trovo il mio kit: 1 foglio di istruzioni, un tagliando/certificazione di voto, una busta bianca (del tipo normale, da cartoleria), una busta gialla preaffrancata recante l’indirizzo dell’ambasciata e le 4 schede del referendum. Con birra nera (o blu) segno le mie preferenze, metto le schede nella busta bianca (ci entrano al pelo!), infilo il tagliando con il mio numero AIRE e la busta bianca dentro la busta gialla, spedisco il tutto. Ora rimane da vedere se i voti degli italiani all’estero verranno conteggiato o no, ma per questo si può solo aspettare.

Sul blog di Boffardi un bel post sulle perplessità riguardanti il voto per posta.


Parola del giorno: rösta = votare





Sonorità Nordiche

31 05 2011

Qualche post fa avevo parlato di Spotify e di come avesse elegantemente trovato una valida soluzione al problema musica/pirateria. Purtroppo però, come diceva mia nonna, un bel gioco dura poco.

Difatti spotify, pur di non contraddire la saggezza popolare, ha pensato bene di cambiare le regole per gli utenti non paganti, a partire dal 1° maggio 2011. Ecco cos’è cambiato:

  • le ore di ascolto disponibili passano da 20 a 10 al mese
  • ogni canzone potrà essere ascoltata per un massimo di 5 volte. NELLA VITA!

Ok, al primo punto mi ero ancora illusa di poter resistere (poi in una sola serata, lavorando a un saggio per l’università, mi sono fatta fuori 6 ore di ascolto… ma questa è un’altra storia!), ma il secondo?? Cioè, 5 volte nella vita!! A me! Che vado periodicamente in loop con degli album/playlist!

Ok, dal momento che io ho preso coscienza, già parecchio tempo fa, del fatto di essere un animale strano dal punto di vista dell’ascolto musicale, (e di conseguenza mi sono convertita all’uso costante delle cuffie, in modo da non costringere le persone intorno a me ad odiare l’album/playlist di turno), non mi ci è voluto molto a capire che la cosa in questi termini non poteva funzionare. Ho provato un po’ ad arabattarmi con qualche soluzione alternativa, ma visto il grande sbattimento per il poco rendimento, ho deciso di cedere al ricatto. Ok, a onor del vero, devo dire che l’opzione di investire dei soldi in Spotify era già in valutazione da un po’, ma in generale non è che l’aut aut mi sia piaciuto tantissimo.

Ad ogni modo, approfitto di questa occasione per una digressione sulla musica svedese. Per chi non lo sapesse, l’industria musicale è tra le più fiorenti in terra di Svea. Pare anche che il ministro degli esteri abbia dichiarato che la Svezia nell’esportazione di musica sia preceduta solo da USA e UK.

Se l’affermazione del ministro dovesse sembrare un’esagerazione, basta pensare a tutti quelli artisti famosi a livello internazionale, di cui spesso si ignora la nazionalità, per la semplice ragione che cantano in inglese, ma che in realtà provengono dalla Svezia. Ecco quelli che mi vengono in mente così su due piedi, oltre ai famosissimi ABBA: Roxette, Ark, Kent, Robyn, The Knife, In Flames, Millencolin, Alcazar, Cardigans.. giusto per nominarne qualcuno!

Comunque, in questa digressione vorrei parlare di un’artista molto meno famosa, che ho avuto l’occasione di incontrare alcuni anni fa, mentre lavoravo come volontaria al Ragnarock Nordic Festival.

Promise and the Monster, al secolo Billie Lindahl, è un’artista tanto brava, quanto giovane (classe ’87). Il suo album di debutto, Transparent Knives, è uscito nel 2007 e si vocifera che ce ne sia un secondo in cantiere.

Questo il video di “Night Out”, tratto per l’appunto da Transparent Knives:


Parola del giorno: musik = musica








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