Altro giro, alto regalo. Dato che, per il sistema, Pam ancora non esiste, decido di accompagnarla a fare tutta la trafila burocratica.
Piccolo problema: il sito del migrationsverket non è esattamente chiaro su come comportarsi nel caso ci si ritrovi ad essere una cittadina europea, con un lavoro, ma con partita IVA in Italia. Quindi, nel dubbio, abbiamo scritto una mail, chiedendo delucidazioni. Peccato che sia stata prontamente ignorata.
Ok, visto che il migrationsverket non dà segni di vita, decidiamo di provare a bypassare il problema presentandoci allo skatteverket per fare richiesta del personnummer: magari a questo giro non ci chiedono il permesso di residenza…
Purtroppo allo skatteverket ritroviamo la stessa signora con cui ero finita io, che ci ripete la stessa solfa: inizia a compilare la domanda, poi vai al migrationsverket, prendi il permesso di residenza e torna qua, così possiamo far partire la richiesta. Va beh, il trick non è andato a buon fine, però già che siamo compiliamo la domanda, poi ci smazzeremo la questione migrationsverket.
Riconsegnamo il modulo alla stessa signora, la quale guarda la motivazione del trasferimento (“following my partner”), poi guardo la stato civile (“single”), ricontrolla, guarda il passaporto, guarda me e ci fa “Catholic country, uh?” Io faccio una faccia del tipo PurtroppoVaCosì, lei parte in quarta: “Beh, ma se volete qua potete sposarvi! Basta andare al municipio e vi sposano! Oppure potete chiedere a uno del municipio di venire a casa vostra… sì, insomma qualunque matrimonio… grosso, piccolo, con la famiglia, da sole… qua si può! Ecco, nel frattempo questi sono fogli per registrare la convivenza e nel caso una di voi voglia prendere il cognome dell’altra. Ora aspettate il suo personnummer e poi li compilate.”
Ok, un simpatico fuori programma. Però intanto abbiamo compilato la domanda.
Andiamo al migrationsverket con tutta lo documentazione possibile e immaginabile. O almeno tutta quella che ci è venuta in mente, visto che il sito lascia molto spazio alla fantasia in proposito. Facciamo la nostra, lunga, fila e finalmente arriviamo allo sportello. Il signore dietro al vetro ci dice che per registrarsi come freelance serve il corrispondente svedese della partita IVA da almeno un anno e ci consiglia la registrazione come persona di adeguati mezzi. Ok, perfetto andiamo per quella! E invece no, perchè, a detta dello svedese dietro al vetro, la documentazione lavorativa non va bene: serve un estratto conto dalla banca italiana. Perfetto… chissà quando lo recuperiamo il saldo! Va beh, ci toccherà aspettare fino a Novembre, sperando che nel frattempo lo skatteverket non cestini/respinga la domanda.
Ma inaspettatamente lo skatteverket ci chiama! Dal momento che sul modulo c’è scritto che il motivo di trasferimento è una questione di coppia, ci chiedono se abitiamo insieme e se io ho il personnummer. Rispondo positivamente e detto le dodici cifre. Il tipo verifica i dati e fa: “Perfetto, in tal caso, accogliamo la richiesta per il personnummer. In tre giorni vi arriverà a casa. Arrivederci”
Sospetto seriamente che l’impiegata dell’altro giorno abbia fatto pressione affinché anche noi povere lesbiche provenienti da un paese cattolico potessimo sposarci. (L’altra opzione è che io sia una celebrità, ma temo che sia meno plausibile)
Parola del giorno: sambo = convivente



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