Dichiarazione dei redditi

9 04 2011

Dal momento che il mio reddito derivante dal lavoro alle nation supera le 400 corone (di ben 90!), devo farne la dichiarazione.

Premessa: la dichiarazione dei redditi, in Italia, è sempre stata motivo di grande ansia per me. Tutti quei numeri da inserire e calcolare, con il costante rischio di fare errori o di incappare in inghippi burocratici, non rendevano questa incombenza primaverile affatto rilassante.

Qua in Svezia, invece, si riceve la propria dichiarazione dei redditi per posta (una piccolezza, ma in Italia ti tocca comprarli i moduli!), PRECOMPILATA! In pratica mi devo limitare a verificare che i dati inseriti siano corretti, dare conferma via web (può capitare anche che si debba inviare quella cartacea, ma non è il mio caso) attraverso il codice che mi è stato allegato e inserire i miei dati bancari, nel caso ci siano dei soldi che mi devono rientrare. A me questa cosa sembra un sogno!

Tra le varie particolarità della dichiarazione svedese, mi ha colpita molto la voce riguardante gli introiti derivanti da hobby. Infatti, in terra svedese, è possibile avere un’attività di vendita hobby, ovvero se ad esempio nel tempo libero si fanno collane è possibile venderle nell’assoluta legalità, senza necessità di avere una società/partita IVA, a patto ovviamente che ci si paghino le tasse. Non ho ancora capito bene quale sia il confine tra vendita per hobby e attività vera e propria, ma a parte questo dettaglio (su cui mi piacerebbe informarmi, anche solo per curiosità) devo dire che questa cosa mi ha molto colpita. Se inizialmente può sembrare una forzatura burocratica, a guardarla con attenzione in realtà ci si accorge che si tratta di una semplificazione, che permette ai cittadini di muoversi facilmente nella legalità.


Parola del giorno: inkomst = reddito





Lo skatteverket e la tutela delle minoranze

27 10 2010

Altro giro, alto regalo. Dato che, per il sistema, Pam ancora non esiste, decido di accompagnarla a fare tutta la trafila burocratica.

Piccolo problema: il sito del migrationsverket non è esattamente chiaro su come comportarsi nel caso ci si ritrovi ad essere una cittadina europea, con un lavoro, ma con partita IVA in Italia. Quindi, nel dubbio, abbiamo scritto una mail, chiedendo delucidazioni. Peccato che sia stata prontamente ignorata.

Ok, visto che il migrationsverket non dà segni di vita, decidiamo di provare a bypassare il problema presentandoci allo skatteverket per fare richiesta del personnummer: magari a questo giro non ci chiedono il permesso di residenza…

Purtroppo allo skatteverket ritroviamo la stessa signora con cui ero finita io, che ci ripete la stessa solfa: inizia a compilare la domanda, poi vai al migrationsverket, prendi il permesso di residenza e torna qua, così possiamo far partire la richiesta. Va beh, il trick non è andato a buon fine, però già che siamo compiliamo la domanda, poi ci smazzeremo la questione migrationsverket.

Riconsegnamo il modulo alla stessa signora, la quale guarda la motivazione del trasferimento (“following my partner”), poi guardo la stato civile (“single”), ricontrolla, guarda il passaporto, guarda me e ci fa “Catholic country, uh?” Io faccio una faccia del tipo PurtroppoVaCosì, lei parte in quarta: “Beh, ma se volete qua potete sposarvi! Basta andare al municipio e vi sposano! Oppure potete chiedere a uno del municipio di venire a casa vostra… sì, insomma qualunque matrimonio… grosso, piccolo, con la famiglia, da sole… qua si può! Ecco, nel frattempo questi sono fogli per registrare la convivenza e nel caso una di voi voglia prendere il cognome dell’altra. Ora aspettate il suo personnummer e poi li compilate.”

Ok, un simpatico fuori programma. Però intanto abbiamo compilato la domanda.

Andiamo al migrationsverket con tutta lo documentazione possibile e immaginabile. O almeno tutta quella che ci è venuta in mente, visto che il sito lascia molto spazio alla fantasia in proposito. Facciamo la nostra, lunga, fila e finalmente arriviamo allo sportello. Il signore dietro al vetro ci dice che per registrarsi come freelance serve il corrispondente svedese della partita IVA da almeno un anno e ci consiglia la registrazione come persona di adeguati mezzi. Ok, perfetto andiamo per quella! E invece no, perchè, a detta dello svedese dietro al vetro, la documentazione lavorativa non va bene: serve un estratto conto dalla banca italiana. Perfetto… chissà quando lo recuperiamo il saldo! Va beh, ci toccherà aspettare fino a Novembre, sperando che nel frattempo lo skatteverket non cestini/respinga la domanda.

Ma inaspettatamente lo skatteverket ci chiama! Dal momento che sul modulo c’è scritto che il motivo di trasferimento è una questione di coppia, ci chiedono se abitiamo insieme e se io ho il personnummer. Rispondo positivamente e detto le dodici cifre. Il tipo verifica i dati e fa: “Perfetto, in tal caso, accogliamo la richiesta per il personnummer. In tre giorni vi arriverà a casa. Arrivederci”

Sospetto seriamente che l’impiegata dell’altro giorno abbia fatto pressione affinché anche noi povere lesbiche provenienti da un paese cattolico potessimo sposarci. (L’altra opzione è che io sia una celebrità, ma temo che sia meno plausibile)


Parola del giorno: sambo = convivente





Internet et personnummer!

15 09 2010

Finalmente abbiamo internet a casa!

In realtà ce l’abbiamo da ieri notte, dopo un lungo smanettamento con il router, ma dieci ore di lezione mi avevano leggermente provata e convinta a rimandare il post a un momento di non morte cerebrale.

In realtà l’allaccio al word wide web è quasi costato lo scalpo al mio coinquilino, il quale si è attivato con una rilassatezza degna di tempi biblici e ci ha messo una settimana a comprare quel dannato router. Ovviamente le mie proposte di recuperarlo io sono state tutte allegramente declinate, con la promessa (costantemente rimandata) di prenderlo il giorno stesso.

Nel frattempo è arrivato il mio personnummer!

Per arrivare al tesoro ho però dovuto superare svariate prove:

- Step 1: visita allo Skatteverket (ufficio delle tasse). Due giorni prima di trasferirmi nella nuova casa mi presento nel suddetto ufficio, compilo un modulo e presento il mio passaporto. La tipa allo sportello mi dice due cose: 1) metti come data di trasferimento quella di oggi, perchè devi avere un indirizzo per poter fare domanda (in realtà pare si potesse mettere anche l’indirizzo di un amico, ma poi pare che si paghi per comunicare il cambio di indirizzo… ovviamente si tratta di sentito dire e non di cose appurate); 2) Devo consegnare anche il personbevis (aka permesso di residenza) rilasciato dal migrationsverket (ufficio immigrazione). Io faccio notare alla simpatica signora che il migrationsverket ha deglio orari di apertura un po’ particolari (dalle 13 alle 16) e che contavo di andarci nel pomeriggio. Prometto di tornare con il certificato mancante. Step 1 completato!

- Step 2: visita al migrationsverket. Visto che già ero in giro, ho deciso di andare a piedi al migrationsverket, in modo da ammazzare il tempo in attesa dell’apertura. Piccolo problema: quello che sulla mappa sembrava lontanissimo, non mi occupa più di 15 minuti di camminata. Ok, nulla di male… mi siedo sul muretto e mi metto a leggere un libro. Peccato che da lì a due minuti inizi una bufera che mi costringe a ripararmi sotto la tettoia dell’ingresso. A quel punto mi accorgo che, sebbene sia chiuso, c’è gente seduta sui divanetti all’interno. Ok, entro anche io e mi godo il calduccio. Quello di fianco a me dorme… All’apertura dell’ufficio sbaglio prendo la fila sbagliata e per poco non manco il numero in quella giusta. Consegno: fotocopia del passaporto, dichiarazione in cui giuro e spergiuro di mantenermi autonomamente durante i miei studi, lettera di accettazione dell’università, tessera sanitaria europea e modulo 140011 debitamente compilato. La signorina mi ridà indietro la tessera sanitaria e il mio personbevis! Evvai! Step 2 completato!

- Step 3: consegna del personbevis allo skatteverket. Semplice, veloce e indolore. Step 3 completato!

- Step 4: l’attesa aka la malefica mailbox. L’attesa del personnummer è già estenuante di per sé, visto che senza si è esclusi da più o meno tutto, ma nel mio caso è sorta un’ulteriore complicazione: il padrone di casa se ne è andato portandosi via la chiave della casella della posta (insieme a quella della lavanderia!). Svariate peripezie per recuperarla, tempo necessario: 10gg. Finalmente riesco ad aprire la dannata mailbox! Step 4 completato!

Missione compiuta! Finalmente sono inserita nel sistema e posso, tra le varie cose, ordinare i libri online!


Parola del giorno: brevlåda = casella delle lettere (aka mailbox)








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