Birre pasquali

15 03 2013

stronzo

Mi scusi, ma è Gesù Cristo quello sull’etichetta? No, così… era solo per sapere.


Parola del giorno: flaska = bottiglia

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treni, donne delle pulizie e gap linguistici

15 01 2013

Stamattina, apro uno dei giornali online svedesi che leggo di solito e ci trovo il seguente titolo:

Städare kraschade tåg in i hus

Ho controllato su The Local perchè pensavo di aver sbagliato a tradurre e invece ci ho trovato questo:

Cleaning lady steals train and crashes into house

Cioè, parliamone!

 

Parola del giorno: städare = uomo/donna delle pulizie





Le porte di Tannhäuser

20 11 2012

Oggi, mentre ero in università a procacciarmi una data di discussione per la tesi, ho visto uno arrivare in monociclo. Dopodichè il tizio è sceso ed è entrato nel dipartimento di teologia.

Son cose.


Parola del giorno: replikanter = replicanti





Spotify anche in Italia?

18 11 2012

Pare che Spotify stia cercando un growth manager per Milano. Cito dal loro sito:

“You’re responsible for launching Spotify in Italy, as well as managing long term user growth after launch”.

Di mio ci aggiungo un “finalmente!”

Che dire? Spotify rappresenta, a mio parere, un’enorme rivoluzione nel mercato musicale. Per dirla come mangio: non ne potrei fare a meno e non tornerei mai indietro.

L’unica pecca pare essere che al momento per registrarsi sia necessario un account fuckbook facebook. Dico “pare” perchè quando mi sono registrata io bastava iscriversi al sito di Spotify. Se avete conferme o smentite, scrivetele nei commenti così aggiorno il post.

EDIT: ci si può registrare anche senza un account facebook (anche se tocca aguzzare un po’ la vista, dato che i signori di Spotify si sono ben guardati dal mettere il tasto in evidenza)

Se invece non sapete cos’è Spotify, ne avevo parlato qua e qua.


Parola del giorno: äntligen = finalmente





Blogfesten 2012

28 09 2012

Il 6-7 ottobre a Stoccolma si terrà la quarta edizione della blogfesten.

Per aggiornamenti e info, tenete d’occhio Onewaytosweden


Parola del giorno: uppsats = tesi

 





La fine di un’era

13 09 2012

DISCLAIMER: questo post non parla direttamente Svezia. Parla di CouchSurfing (che comunque mi ha permesso di trovare la mia prima sistemazione ad Uppsala) e di BeWelcome – in sintesi: argomenti che a mio vedere meritano una riflessione, anche se non direttamente legati alla terra di Svea.

 

Dopo 6 anni di onorato servizio, ho cancellato il mio profilo su CouchSurfing.

E’ stata una decisione sofferta, ma necessaria, accompagnata da una buona dose di tristezza. Il motivo scatenante, aggiuntosi alle precedenti perplessità della conversione di CS a for-profit, è stata l’introduzione dei nuovi termini di utilizzo (TOU) e della nuova privacy policy.

CouchSurfing nasce nel 2003 da un’idea di Casey Fenton. Nel 2006 a causa di un errore (umano) di gestione, gran parte dei database vanno persi e Fenton decreta la fine di CS. Invece, contrariamente a quanto profetizzato da Fenton, un collettivo di volontari si attiva e ricostruisce completamente il database, chiedendo ai singoli utenti di re-inserire i loro dati. CS rinasce dalle sue ceneri e in tre anni raggiunge la quota di 1.000.000 di utenti, continuando a crescere esponenzialmente.

Una storia a lieto fine, quindi? Purtroppo no.

Nell’estate del 2011 Fenton & soci, alla facciazza delle ripetute promesse di restare no-profit e senza avvisare la comunità, vendono baracca e burattini per 7,6 milioni di dollari. CouchSurfing diventa una corporation a tutti gli effetti (nonostante tutte le cazzate sul diventare una Benefit Corporation) e buonanotte al secchio.

Dato che al peggio non c’è mai fine, a fino Agosto 2012 C$ annuncia l’introduzione del nuovo TOU e privacy policy, in vigore dal 14 Settembre. In sintesi, chiunque si colleghi o utilizzi i servizi offerti da Corp$urfing a partire da tale data, garantisce una licenza perpetua, irrevocabile e rivendibile (senza necessità di ulteriori permessi o di avvisare l’utente) di utilizzare i dati, (incluso voce, somiglianza ed IDENTITA’! – v. punto 5.3) come meglio credono, incluso scopi commerciali. Dulcis in fondo, C$ dice anche apertamente che condivideranno/venderanno tali dati a terze parti.

Quindi, alla luce dei nuovi termini di utilizzo: addio Corp$urfing, buongiorno BeWelcome!

BeWelcome è una comunità di scambio di ospitalità (esattamente come C$) gestito da un’associazione no-profit francese, che – per legge – non può essere privatizzata. I suoi concetti base sono: democrazia, trasparenza e open source.

Essendo nato da poco (2007), c’è sicuramente ancora tanto lavoro da fare, ma di sicuro trovo apprezzabile che di fatto ci sia davvero la possibilità di contribuire attivamente al progetto. Nel frattempo, per coloro che ancora nutrono (vane) speranze di poter salvare l’anima di C$, c’è questa petizione da firmare.

“May the non-profit hospitality exchange prevail! :)”





Svenska för invandrare VS Basic Swedish

6 05 2012

Ovvero: il corso svedese offerto dal comune di Uppsala VS quello offerto dall’università.

Basic Swedish

E’ il corso di svedese offerto dall’Università di Uppsala e va da sè, che per potervi accedere è necessario essere studenti della UU. La precedenza viene data agli studenti in Erasmus (ad oggi non sono ancora ben sicura del perchè!), anche se al livello avanzato eravamo praticamente tutti studenti master. Il corso è gratuito.

Per capire il livello di coloro che dichiarano di sapere già un po’ di svedese si fa un test – e già in iniziano i dolori. La mia impressione è stata che tutti coloro che sapevano più di un tot finivano nel livello avanzato, con il risultato di avere nella stessa classe sia gente che parla abbastanza fluentemente, sia coloro che spiccicano tre parole in croce. Così, quelli meno bravi si sentono dei deficienti, vanno in sbatti e cercano di parlare il meno possibile; quelli più bravi progrediscono relativamente poco, visto che il programma deve giustamente tenere conto anche degli altri (nel caso qualcuno se le stesse chiedendo, io ero nel primo gruppo). In più il gruppo classe è molto numeroso (30 inizialmente, una 20ina sul finire), quindi poca possibilità per l’insegnante di seguire tutti gli allievi.

Il corso prevede due lezioni a settimana, di 2 ore ciascuna. I compiti a casa sono per la maggior parte esercizi sul libro, che poi vengono corretti in classe. L’alto numero di studenti, fa sì che raramente ti tocchi leggere più di una frase. Gli scritti da consegnare sono relativamente pochi, ma di contro molto corposi. Si possono fare massimo 6 giorni di assenza.

L’esame prevede una parte di lettura/scrittura e una seconda parte di ascolto. Non c’è l’esame di parlato. Conseguito l’esame, si ottengono crediti universitari.

Svenska för invandrare aka SFI

Letteramente “svedese per immigrati” è il corso offerto dal comune. E’ gratuito, ma per accedervi è necessario avere il personnummer.

Anche in questo caso si fa un test per determinare il livello. Il test sembra essere più accurato, infatti, a seconda del tuo livello di svedese, è possibile che non ti facciano fare tutto il corso, ma che ti venga chiesto di fare solo i moduli che ti mancano (immagino tu venga assegnato ad un corso già iniziato, ma non ne ho la certezza).

Il gruppo classe è più piccolo rispetto a quello universitario, nel mio caso siamo un 10-15. Il libro si prende in prestito dalla scuola, dietro cauzione, e alla fine del corso si può decidere di tenerlo e di non riprendersi la cauzione (in ogni caso un prezzo molto economico per il libro in questione). In università invece il libro tocca comprarselo (e non costa poco!). L’insegnante valuta costantemente gli allievi, attraverso simulazioni d’esame, per permettere a coloro che apprendono  più in fretta di finire il corso velocemente.

Il corso prevede una lezione a settimana, di 2,5 ore. Il resto del lavoro deve essere fatto in autonomia, attraverso un portale online, che prevede anche alcuni test obbligatori per il superamento del corso. I compiti a casa prevedono pochi esercizi di completamento sul libro e parecchi brevi esercizi di scrittura da consegnare all’insegnante. Si possono fare massimo 3 assenze di fila. In caso si venga cancellati dal corso (più di 3 assenze di fila o mancato completamento dei test online), è necessario aspettare un anno prima di potersi iscrivere di nuovo. Il corso ha una durata massima di 8 mesi, ma con la possibilità di velocizzare i tempi in caso si raggiungano primi gli obiettivi preposti dal corso (a me dopo 3 settimane mi è stato detto che era ora di fare l’esame).

L’esame è una prova nazionale e prevede lettura, scrittura, ascolto e parlato. Conseguito l’esame si ottiene un certificato nazionale.

Conclusioni

Sinceramente mi aspettavo di più dal corso universitario. Lo pensavo più a misura di studente, ovvero che tenesse conto del fatto che durante il semestre si è alle prese con i corsi. Invece si è rivelato molto impegnativo a livello di tempi, ma poco effettivo dal punto di vista dell’apprendimento. Inoltre il fatto che alla fine non ti venga rilasciato nessun documento ufficiale, ne mina pesantemente l’utilità. Se dovessi tornare indietro non lo rifarei, ma mi iscriverei direttamente a SFI. Ovviamente il discorso vale solo per il corso per studenti master, visto che non ho esperienza del corso normale.

Parola del giorno: läxa = compiti a casa





Di buoni propositi e fusibili

26 02 2012

Anche se ormai siamo alle soglie di marzo, direi che è il momento buono per parlare di buoni propositi, o per meglio dire, gli obbiettivi prossimi che mi sono prefissata. Oltre a quelli classici (laurearmi, sopravvivere, conquistare il mondo, etc.) a questo giro ho aggiunto anche la lingua svedese. Chiariamoci, non è che fino ad ora io non me la sia mai cagata, ma il mio obiettivo è di parlarla fluentemente da qui all’estate. Le ragioni di questa accelerata sono sostanzialmente tre: 1) per accedere ad un dottorato ad Uppsala mi serve lo svedese; 2) se non mi prendono ad un dottorato, tocca cercare un lavoro vero e proprio e anche lì lo svedese è fondamentale; 3)mi sono candidata per un paio di lavori estivi e nel CV ho spudoratamente sostenuto che me la cavo bene sia nello scritto che nel parlato.

Quindi, al fine di raggiungere il livello che probabilmente i miei -si spera- intervistatori si aspetteranno da me, ho deciso di buttarmi a capofitto nella pratica dello svedese. Una volta a settimana partecipo ad uno svenska möte, ovvero  un incontro in cui tutti i partecipanti parlano solo svedese tra di loro, qualunque sia il loro livello, e ci sia aiuta a vicenda con l’ulteriore consulenza di dei samaritani madrelingua, che accettano di avere a che fare con una massa di gente che blatera e balbetta il più delle volte in modo incomprensibile. Le tipologie degli incontri possono variare: un’amica colombiana di solito va a quelli della chiesa con madrelingua pensionati e torte gratis; io invece preferisco quelli con la birra, visto che un paio di pinte solitamente migliorano il mio svedese sensibilmente.

Oltre allo svenska möte, mi sono iscritta ai corsi gratuiti del comune aka SFI (Svenska För Invandrare – svedese per immigrati), ma dal momento che il corso non inizierà prima di fine marzo  tocca affrettare i tempi in qualche altro modo. Tra l’altro, ho anche qualche dubbio sul livello a cui sono stata assegnata, visto che università e SFI evidentemente non si parlano e di conseguenza l’impiegato, non avendo idea di a quale livello potessero corrispondere gli esami da me sostenuti con l’università, mi ha assegnata al livello base per persone con istruzione universitaria, delegando all’insegnante lo smazzamento del problema. Ovviamente io tutto ciò l’ho realizzato a posteriori, ma sono a dettagli. Comunque, per riempire il vuoto lasciato dallo SFI fino a fine marzo, ho: 1)importunato i miei vicini chiedendo loro di parlare svedese con me ogni tanto; 2)trovato due fanciulle che vorrebbero migliorare il loro italiano, con cui fare conversazione una volta a settimana; 3)iniziato a guardare Äkta Manniskor, una serie tv svedese trasmessa da SVT e visionabile online dal sito dell’emittente. Il tempo mi dirà se la strategià che sto applicando sia vincente o meno…

Infine, l’ultima puntata de “lafattaturchina alla scoperta del magico mondo svedese™” mi ha regalato un’interessante(?) introspettiva dei sistemi elettrici svedesi. In primis, ho scoperto che la funzione S sul forno sta per “snabbt” e cioè veloce. In pratica serve a far scaldare velocemente il forno. Ottima idea sulla carta, ma se usato in contemporanea alle tre piastre accese (aspettavamo ospiti a cena) fa saltare la corrente. O meglio, visto che il sistema a casa nostra utilizza i fusibili in ceramica, fa saltare il fusibile, ovvero spara fuori una piccola molla, che permette di capire se il fusibile è saltato. O meglio, sarebbe stato possibile se io o Pam avessimo avuto domestichezza con questo genere di sistema. Fortunatamente i nostri ospiti erano anche i nostri vicini di casa e quindi abbiamo tamponato con un trasferimento nella loro cucina. Il giorno dopo mi sono immersa nel magico mondo dei fusibili in ceramica, scoprendo che: si possono comprare dovunque, incluso all’ICA; hanno intensità differente (quindi non basta spostare uno da un’altra presa, giusto il tempo di finire di cucinare: il risultato sarà che ci saranno due fusibili da cambiare al posto di uno); per capire quale fusibile usare in sostituzione bisogna guardare gli ampere e non i volt. Ah, le meraviglie dell’elettricità!


Parola del giorno: smältproppar = fusibili





Bici, neve e sopravvivenza

5 02 2012

A MilanoTiAmo capitava che il pedalare (un’unica volta, probabilmente) a -5°C potesse sembrare una grande impresa ai miei occhi terrona d’Europa. Al mio primo incontro ciclistico con la neve nella ridente Uppsala, ho però capito che il mio orgoglio ciclistico andava un po’ ridimensionato in funzione della latitudine, grazie ad una signorina vichinga che, con tanto di tacco 12, mi ha tranquillamente lasciata indietro. Lei si librava sul manto nevoso, mentre io arrancavo lentamente, pregando un eventuale dio di non farmi fare nuovamente amicizia con l’asfalto ghiacciato.

Ora, qualunque persona sana di mente si rassegnerebbe al fatto che probabilmente gli avi della suddetta signorina hanno a che fare con la neve da svariate generazioni, allo stesso modo in cui noi milanesi siamo soliti ad avere a che fare con la nebbia, ma che allo stesso tempo davanti a due fiocchi di neve andiamo fuori di testa e diventiamo incapaci di circolare in maniera sensata. Il che ovviamente avrebbe un senso, se nell’equazione non si fosse imposto il mio ego ciclistico, del tutto non disposto a cedere in proposito. Quindi, al fine di ristabilire la mia pace interiore, si è reso necessario lo sviluppo di una strategia di sopravvivenza ciclistica invernale, che per ora sta dando risultati positivi, nonostante presenti sicuramente margini di miglioramento.

Per la questione bici VS qualità delle neve rimando all’esauriente post di Morgaine, aggiungendo soltanto che, nel caso abbiate avuto la fortuna(?) di pedalare a MilanoTiAmo, noterete una certa somiglianza tra l’effetto del solco e quello delle rotaie bagnate del tram. Una volta scoperto con che tipo di neve si avrà a che fare, è necessaria un’attenta pianificazione del percorso. E’ infatti preferibile ridurre al minimo non solo le salite (as usual), ma anche le discese. In caso questo non sia possibile, l’esperienza mi ha portato a due conclusioni: 1) in caso di salita, è consigliabile tenere il culo incollato al sellino, visto che la perdita di aderenza sulla ruota posteriore è quella che potenzialmente può essere più dannosa; 2) in caso di discesa, è consigliabile dare dei colpetti di freno, in modo da evitare di bloccare la ruota tutta in un colpo e di conseguenza l’effetto skid aka sgommata.

In realtà quello che mette a dura prova la mia perseveranza ciclistica non è il mantenimento dell’equilibrio, bensì la gestione del freddo. Partendo dal presupposto che qualunque centimetro di pelle lasciato scoperto è perduto, la ricerca della tenuta ideale per sconfiggere i -15 (fino ad ora il massimo a cui io abbia pedalato) si è rivelata tutt’altro che facile. Al momento ho raggiunto il nirvana per quel che riguarda il busto, grazie ad una giacca da alpinismo con i controcazzi che mi ha permesso di lasciare ancora per un po’ nel cassetto la maglia della salute. Per il viso/testa ho optato per una tenuta da black-block (ottima sia con la neve che con le zone rosse!): casco, cappellino sotto per coprire le orecchie, sciarpa davanti alla faccia e occhiali rigorosamente gialli (che oltre a permettere la visibilità in qualsiasi condizione, fanno anche sembrare tutto più allegro a detta del mio amico H).

Sebbene la questione viso lasci spazio per ulteriori miglioramenti per quel che riguarda il problema dell’appannamento degli occhiali, sono le gambe che a mettermi in crisi. Per ora il meglio che sono riuscita a trovare è: calzamaglia/sottopantaloni in poliestere abbinati a dei ferma-pantaloni catarifrangenti. Quest’ultimi, oltre a rendermi più visibile di notte (safety first!), evitano sia l’entrata di correnti d’aria dal basso, sia il rischio di bagnare con conseguente glaciazione la parte bassa dai calzoni. Purtroppo però, questa combinazione non è stata ancora testata al di sotto dei -8… toccherà aspettare la prossima giornata glaciale per poter appurare se sia o meno la combo definitiva.


Parola del giorno: dubbdäck = copertoni chiodati





Sonorità nordiche – Volume 4

20 12 2011

Loro sono di Uppsala e prendono il nome dal fu gatto di lui. I Lissi Dancefloor Disaster, al secolo Johan Tilli e Josefin Lindh, hanno all’attivo solo un EP e qualche singolo, ma devo dire che mi gasano parecchio!

Oltretutto ho finalmente capito cosa significassero i faccioni di gatto (aka Lissi) sui muri di Uppsala !

EDIT: Dimenticavo! Recentemente i LDD hanno rifiutato un’offerta di 200.000kr fattagli da McDonald per poter usare la loro musica in uno spot pubblicitario. Direi che a maggior ragione mi viene voglia di investire queste 80kr per il loro EP!


Parola del giorno: vägg = muro