Bici, neve e sopravvivenza

5 02 2012

A MilanoTiAmo capitava che il pedalare (un’unica volta, probabilmente) a -5°C potesse sembrare una grande impresa ai miei occhi terrona d’Europa. Al mio primo incontro ciclistico con la neve nella ridente Uppsala, ho però capito che il mio orgoglio ciclistico andava un po’ ridimensionato in funzione della latitudine, grazie ad una signorina vichinga che, con tanto di tacco 12, mi ha tranquillamente lasciata indietro. Lei si librava sul manto nevoso, mentre io arrancavo lentamente, pregando un eventuale dio di non farmi fare nuovamente amicizia con l’asfalto ghiacciato.

Ora, qualunque persona sana di mente si rassegnerebbe al fatto che probabilmente gli avi della suddetta signorina hanno a che fare con la neve da svariate generazioni, allo stesso modo in cui noi milanesi siamo soliti ad avere a che fare con la nebbia, ma che allo stesso tempo davanti a due fiocchi di neve andiamo fuori di testa e diventiamo incapaci di circolare in maniera sensata. Il che ovviamente avrebbe un senso, se nell’equazione non si fosse imposto il mio ego ciclistico, del tutto non disposto a cedere in proposito. Quindi, al fine di ristabilire la mia pace interiore, si è reso necessario lo sviluppo di una strategia di sopravvivenza ciclistica invernale, che per ora sta dando risultati positivi, nonostante presenti sicuramente margini di miglioramento.

Per la questione bici VS qualità delle neve rimando all’esauriente post di Morgaine, aggiungendo soltanto che, nel caso abbiate avuto la fortuna(?) di pedalare a MilanoTiAmo, noterete una certa somiglianza tra l’effetto del solco e quello delle rotaie bagnate del tram. Una volta scoperto con che tipo di neve si avrà a che fare, è necessaria un’attenta pianificazione del percorso. E’ infatti preferibile ridurre al minimo non solo le salite (as usual), ma anche le discese. In caso questo non sia possibile, l’esperienza mi ha portato a due conclusioni: 1) in caso di salita, è consigliabile tenere il culo incollato al sellino, visto che la perdita di aderenza sulla ruota posteriore è quella che potenzialmente può essere più dannosa; 2) in caso di discesa, è consigliabile dare dei colpetti di freno, in modo da evitare di bloccare la ruota tutta in un colpo e di conseguenza l’effetto skid aka sgommata.

In realtà quello che mette a dura prova la mia perseveranza ciclistica non è il mantenimento dell’equilibrio, bensì la gestione del freddo. Partendo dal presupposto che qualunque centimetro di pelle lasciato scoperto è perduto, la ricerca della tenuta ideale per sconfiggere i -15 (fino ad ora il massimo a cui io abbia pedalato) si è rivelata tutt’altro che facile. Al momento ho raggiunto il nirvana per quel che riguarda il busto, grazie ad una giacca da alpinismo con i controcazzi che mi ha permesso di lasciare ancora per un po’ nel cassetto la maglia della salute. Per il viso/testa ho optato per una tenuta da black-block (ottima sia con la neve che con le zone rosse!): casco, cappellino sotto per coprire le orecchie, sciarpa davanti alla faccia e occhiali rigorosamente gialli (che oltre a permettere la visibilità in qualsiasi condizione, fanno anche sembrare tutto più allegro a detta del mio amico H).

Sebbene la questione viso lasci spazio per ulteriori miglioramenti per quel che riguarda il problema dell’appannamento degli occhiali, sono le gambe che a mettermi in crisi. Per ora il meglio che sono riuscita a trovare è: calzamaglia/sottopantaloni in poliestere abbinati a dei ferma-pantaloni catarifrangenti. Quest’ultimi, oltre a rendermi più visibile di notte (safety first!), evitano sia l’entrata di correnti d’aria dal basso, sia il rischio di bagnare con conseguente glaciazione la parte bassa dai calzoni. Purtroppo però, questa combinazione non è stata ancora testata al di sotto dei -8… toccherà aspettare la prossima giornata glaciale per poter appurare se sia o meno la combo definitiva.


Parola del giorno: dubbdäck = copertoni chiodati


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Informazione

5 responses

7 02 2012
Kata

E i maschi invece come fanno? Mettono una calzamaglia sotto i pantaloni anche loro. Noi da un po’ che ce lo chiediamo… Urge consiglio! :)

10 02 2012
Giulia

Fatta, io sto seriamente pensando di comprare dei pantaloni di gore-tex o simili, eventualmente un po’ imbottiti, da mettere ovviamente sopra le calze. Quello che ti frega non è tanto la temperatura, quanto il vento. Costano, ma potrebbe essere un investimento per la vita!
Kata: certo, anche gli uomini mettono i sottopantaloni (långbyxor). Sembra poco virile? Lo diceva anche il mio, ma si è dovuto rassegnare! Si trovano nei negozi di articoli sportivi, tra la roba da sci.

11 02 2012
Lorena

Sono capitata per puro caso su questo blog e mi sono immersa in una lettura più che piacevole! Sebbene non sia ancora diventata una persona “sportiva” in perfetto stile svedese, comprendo comunque appieno il problema abbigliamento, ormai sto diventando una maga a decidere a seconda delle giornate quanti strati indossare! Comunque bando ai convenevoli sono una ragazza di 21 anni e sono arrivata a Stoccolma a fine dicembre, con l’intenzione di trovarmi un lavoro e restare a vivere qui. Spero di riuscire nel mio obbiettivo, e anche se sarà impegnativo non ho intenzione di arrendermi. Ho perso la mia prima “battaglia” per ottenere il personnummer, ma ho intenzione di tornare al migrationsverket, magari con qualche documento aggiuntivo, come una lettera in cui “attesto” che finchè non trovo lavoro posso mantenermi da sola. (è l’unica cosa da fare visto che tutti i datori di lavoro che mi hanno risposto non assumono se non si possiede già il personnummer). Dal momento che sono capitata qui leggendo questo tuo interessantissimo post https://insveziasottounponte.wordpress.com/tag/migrationsverket/
ti chiedo cortesemente qualche dritta. Cos’è il modulo 140011 di cui parli? E infine, c’è qualche linea guida per scrivere la lettera in cui si prova che ci si può mantenere economicamente oppure no? Immagino sia necessario anche allegare tutte le informazioni riguardanti il conto bancario giusto? Scusa l’invasione e le mille domande, ma sono davvero disperata perché senza questo numero magico non si può fare praticamente nulla come ben sai e cercando in giro informazioni a riguardo non ho trovato molto! Grazie in anticipo!

Lorena

11 02 2012
lafattaturchina

@ Giulia: io mi sa che per i pantaloni in gore-tex aspetto ancora un attimo. Preferisco andare avanti per masochistici graduali tentativi ;)

@ Kata: confermo quanto detto da Giulia, calzamaglia pure per gli uomini.

@ Lorena: sono cambiate le leggi da quando ho fatto richiesta io. Comunque, il modulo è quello per i cittadini europei – lo trovi sia sul sito che negli uffici del MV. La procedura che ho seguito io è quella per studenti (il canovaccio per la lettera me l’aveva dato l’università); per i non studenti credo si debba presentare l’estratto conto. Last but not least, il MV ti rilascia il certificato di residenza, non il PN, con cui dovresti andare allo Skatteverket per richiedere il PN.

19 07 2012
m

condivido la sventura, e le tecniche di sopravvvienza (peraltro quaggiù in “teronia” sembra di essere in novembre pieno)

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