Di buoni propositi e fusibili

26 02 2012

Anche se ormai siamo alle soglie di marzo, direi che è il momento buono per parlare di buoni propositi, o per meglio dire, gli obbiettivi prossimi che mi sono prefissata. Oltre a quelli classici (laurearmi, sopravvivere, conquistare il mondo, etc.) a questo giro ho aggiunto anche la lingua svedese. Chiariamoci, non è che fino ad ora io non me la sia mai cagata, ma il mio obiettivo è di parlarla fluentemente da qui all’estate. Le ragioni di questa accelerata sono sostanzialmente tre: 1) per accedere ad un dottorato ad Uppsala mi serve lo svedese; 2) se non mi prendono ad un dottorato, tocca cercare un lavoro vero e proprio e anche lì lo svedese è fondamentale; 3)mi sono candidata per un paio di lavori estivi e nel CV ho spudoratamente sostenuto che me la cavo bene sia nello scritto che nel parlato.

Quindi, al fine di raggiungere il livello che probabilmente i miei -si spera- intervistatori si aspetteranno da me, ho deciso di buttarmi a capofitto nella pratica dello svedese. Una volta a settimana partecipo ad uno svenska möte, ovvero  un incontro in cui tutti i partecipanti parlano solo svedese tra di loro, qualunque sia il loro livello, e ci sia aiuta a vicenda con l’ulteriore consulenza di dei samaritani madrelingua, che accettano di avere a che fare con una massa di gente che blatera e balbetta il più delle volte in modo incomprensibile. Le tipologie degli incontri possono variare: un’amica colombiana di solito va a quelli della chiesa con madrelingua pensionati e torte gratis; io invece preferisco quelli con la birra, visto che un paio di pinte solitamente migliorano il mio svedese sensibilmente.

Oltre allo svenska möte, mi sono iscritta ai corsi gratuiti del comune aka SFI (Svenska För Invandrare – svedese per immigrati), ma dal momento che il corso non inizierà prima di fine marzo  tocca affrettare i tempi in qualche altro modo. Tra l’altro, ho anche qualche dubbio sul livello a cui sono stata assegnata, visto che università e SFI evidentemente non si parlano e di conseguenza l’impiegato, non avendo idea di a quale livello potessero corrispondere gli esami da me sostenuti con l’università, mi ha assegnata al livello base per persone con istruzione universitaria, delegando all’insegnante lo smazzamento del problema. Ovviamente io tutto ciò l’ho realizzato a posteriori, ma sono a dettagli. Comunque, per riempire il vuoto lasciato dallo SFI fino a fine marzo, ho: 1)importunato i miei vicini chiedendo loro di parlare svedese con me ogni tanto; 2)trovato due fanciulle che vorrebbero migliorare il loro italiano, con cui fare conversazione una volta a settimana; 3)iniziato a guardare Äkta Manniskor, una serie tv svedese trasmessa da SVT e visionabile online dal sito dell’emittente. Il tempo mi dirà se la strategià che sto applicando sia vincente o meno…

Infine, l’ultima puntata de “lafattaturchina alla scoperta del magico mondo svedese™” mi ha regalato un’interessante(?) introspettiva dei sistemi elettrici svedesi. In primis, ho scoperto che la funzione S sul forno sta per “snabbt” e cioè veloce. In pratica serve a far scaldare velocemente il forno. Ottima idea sulla carta, ma se usato in contemporanea alle tre piastre accese (aspettavamo ospiti a cena) fa saltare la corrente. O meglio, visto che il sistema a casa nostra utilizza i fusibili in ceramica, fa saltare il fusibile, ovvero spara fuori una piccola molla, che permette di capire se il fusibile è saltato. O meglio, sarebbe stato possibile se io o Pam avessimo avuto domestichezza con questo genere di sistema. Fortunatamente i nostri ospiti erano anche i nostri vicini di casa e quindi abbiamo tamponato con un trasferimento nella loro cucina. Il giorno dopo mi sono immersa nel magico mondo dei fusibili in ceramica, scoprendo che: si possono comprare dovunque, incluso all’ICA; hanno intensità differente (quindi non basta spostare uno da un’altra presa, giusto il tempo di finire di cucinare: il risultato sarà che ci saranno due fusibili da cambiare al posto di uno); per capire quale fusibile usare in sostituzione bisogna guardare gli ampere e non i volt. Ah, le meraviglie dell’elettricità!


Parola del giorno: smältproppar = fusibili


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11 responses

26 02 2012
Morgaine le Fée

io non conoscevo il magico mondo dei fusibili in ceramica prima di venire in Svezia. Di solito in italia mi bastava andare a schiacciare il pulsante dell’interruttore generale.
la tua strategia per imparare lo svedese mi sembra giusta. Io ho fatto piú o meno uguale quando sono arrivata qua, senza nemmeno andare a dei corsi. Nel giro di pochi mesi é andata bene.
Ma come mai ti serve lo svedese per il dottorato? Nel mio gruppo ci sono stati parecchi dottorandi che non parlavano un’acca di svenska. Dipende dalla materia?

26 02 2012
lafattaturchina

Credo che la materia abbia sicuramente il suo peso, nel senso che in generale le materie scientifiche sono più propense all’inglese, ma questo credo succeda un po’ dappertutto, non solo in Svezia.
Per il resto credo dipenda molto dal dipartimento. Nel mio caso penso che la ragione sia meramente la mancanza di corsi per dottorandi in inglese.
In più mi è difficile dirti se richiedere lo svedese sia una prassi comune dei dipartimenti di storia svedesi, perchè sia quello di GBG e dell’Ultima Thule sono molto scarni di info per gli studenti internazionali.

26 02 2012
Kata

Quindi stai facendo un corso di laurea che è interamente in svedese?
I fusibili li abbiamo scoperti anche noi poco tempo fa dopo un evento simile. Dopo una breve inspezione del box dei fusibili abbiamo scoperto due cose: 1) che alcuni fusibili erano inutilizzati, nel senso che non erano collegati a nessun apparecchio elettrico in casa, 2) che sopra la scatola dei fusibili il padrone di casa ha prudentemente lasciato un fusibile di ricambio (cose che succedono solo in Svezia).

28 02 2012
lafattaturchina

No, per i master ci sono, fortunamente, i corsi in inglese. Anche perchè se così non fosse, avrei risolto la questione dello svedese già da un po’ ;)

21 03 2012
Alex

I miei corsi – kandidat e master – sono tutti in svedese.
Il PhD è difficile da ottenere a meno che tu non abbia un’idea davvero originale. Inoltre nelle materie umanistiche, almeno qui a Stoccolma, vedo che preferiscono dare i PhD a gente con esperienza lavorativa pluriennale.
Ciao! : )

28 02 2012
Kata

Cioè, volevo chiedere “che è interamente in inglese”, ma comunque hai risposto alla mia domanda lo stesso. ;)

18 04 2012
nonsolopolpette

Ciao!
Io andai alla Folkuniversitetet e l’insegnante era molto brava… facevo un corso per chi non sapeva assolutamente niente, e lei iniziò subito a parlare in svedese, con il metodo “O Così o Pomì”.
L’unico problema è che costicchia… però pare che i corso intensivi siano davvero buoni :)

19 04 2012
lafattaturchina

In realtà della Folkuniversitet di Uppsala me ne hanno parlato abbastanza male, mentre invece tutti raccomandano SFI. Immagino dipenda molto da città a città…

19 04 2012
nonsolopolpette

Ah ma dai, non lo sapevo… sì, hai ragione, immagino che cambi molto anche a seconda dell’insegnante. Io ero a Stoccolma, quindi della Folkuniversitetet di Uppsala non ne so praticamente niente, pensavo fossero più o meno tutte uguali…

11 06 2012
Alex

Vorrei aggiungere che i voti alti sono importanti per l’ottenimento di un PhD ma quello che più conta è il progetto e come lo presenti all’intervista (se ti chiamano). Vincere il PhD è diventata dura, mentre prima lo davano molto più facilmente. Hanno dovuto cambiare sistema per arginare la disoccupazione post-doc, che esiste pure qui e ci sono persone dottorate che a oltre 40 anni si ritrovano a dover cambiare lavoro perché non possono essere assorbite dal sistema lavorativo.

14 06 2012
lafattaturchina

Si beh, ovviamente è sul PhD proposal che ci si gioca la partita, però un buon curriculm accademico di sicuro male non fa! ;)

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