Birre pasquali

15 03 2013

stronzo

Mi scusi, ma è Gesù Cristo quello sull’etichetta? No, così… era solo per sapere.


Parola del giorno: flaska = bottiglia

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treni, donne delle pulizie e gap linguistici

15 01 2013

Stamattina, apro uno dei giornali online svedesi che leggo di solito e ci trovo il seguente titolo:

Städare kraschade tåg in i hus

Ho controllato su The Local perchè pensavo di aver sbagliato a tradurre e invece ci ho trovato questo:

Cleaning lady steals train and crashes into house

Cioè, parliamone!

 

Parola del giorno: städare = uomo/donna delle pulizie





Di divani e candele

23 11 2011

– Che programmi hai per domani? Hai voglia di aiutarmi a portare un divano nel Västmanland?

E che Västmanland sia!

Partenza prevista per le ore 9.45. Partenza effettiva ore 10.30.

Prima tappa: il negozio pro-animali a comprare tonnellate di sabbiette per i gatti, chè già che c’è la macchina conviene approfittarne. La tizia del negozio, collega di quella che mi ha chiesto se ero danese, trova molto divertente il fatto che a comprare le sabbiette ci andiamo in gruppo. Io vorrei spiegarle che i miei gatti producono quantità abnormi di prodotto interno lordo e che, per quanto io ignori quale sia il peso specifico, 15 litri di sabbietta hanno un peso considerevole, ma il mio svedese non arriva a tanto e quindi lascio stare.

Tappa due: vai a prendere il divano e caricalo sulla macchina. Per sicurezza la proprietaria del divano ha comprato delle cinghie nuove iper-tecnologiche e iper-sicure. Peccato che ci voglia una laurea per capire come agganciarle. In qualche modo facciamo e partiamo in direzione Norberg a velocità di crociera di 70km/h.

Arrivate a destinazione, scopriamo che il nostro trasbordo divanoso coincide con il giorno della fabbricazione delle candele, ovvero quando i genitori (aka suoceri della proprietaria del divano), i figli, gli amici dei figli, vicini di casa, vari ed eventuali si ritrovano per fare candele tutti insieme. Il processo è lungo praticamente tutta la giornata e non prevede interruzioni, perciò la sovrabbondanza di presenze diventa necessaria per poter fare dei turni. Noi veniamo momentaneamente dispensate in qualità di soffas levantörer e di conseguenza possiamo accedere direttamente alla zuppa. Durante il pranzo mi intrattengo con un anziano vicino affetto da Alzhaimer, il quale mi chiede per ben quattro volte di dove sono, da che città vengo e infine se parlo svedese. Il tutto in quest’ordine e il tutto in svedese.

Finita la zuppa, ne approfittiamo per fare due passi per Norberg in compagnia del cane dei padroni di casa. Al rientro, al fine di poter aver diritto al dolce e caffè, veniamo coinvolte in un turno di fabbricazione di candele. Facciamo la nostra parte, seguendo svariate indicazioni, per lo più in Swenglish. La notizia di nebbia e rischio di ghiaccio sulla strada, ci dispensa abbastanza in fretta dall’ansia di star rovinando le candele di un’intera famiglia a causa di limiti linguistici e ci impone di rimetterci in macchina con destinazione la ridente Uppsala.

Probabilmente verso natale ci arriverà il frutto di tale giornata… vedremo tra la buona volontà e i limiti linguistici chi ha avuto la meglio!


Parola del giorno: levantörer = addetti alla consegna





Relazioni internazionali

7 10 2011

– Sei danese?

– Come?

– Da dove vieni?

– Italia

– Ah ecco. C’era qualcosa di sbagliato nel tuo svedese, pensavo fossi danese.

 

Ad oggi non ho capito se si trattasse di un complimento al mio svedese o di un insulto ai Danesi.

 

Parola del giorno: danska = danese (lingua)





Fraintendimenti cromatico-linguistici

1 09 2011

Da qualche mese a questa parte, con l’intento di migliorare il mio svedese, mi sono imposta di parlarlo ogni volta che ne ho l’occasione. Ovviamente ho escluso tutte quelle comunicazioni di tipo fondamentale, giusto per non intaccare la sopravvivenza.

Fino ad ora i risultati sono stati abbastanza positivi ed apprezzati dagli autoctoni, del tipo che la signorina dell’Ikea mi ha fatto lo sconto Family Card anche se avevo lasciato la tessera a casa e una simpatica signora si è intrattenuta chiacchierando con me durante il viaggio in treno per andare al pride di Stoccolma. Era ovvio però che, per la legge di Murphy, prima o poi qualcosa sarebbe andato male non appena avuta l’occasione.

Una volta entrate nella nuova casa, ci è stato notificata la possibilità di scegliere il colore della tappezzeria della stanza da letto, dal momento che l’inquilino prima di noi era riuscito in qualche modo a segnare tre muri su quattro. Premettendo che non sono una grande fan della carta da parati, sono comunque andata in ufficio a scegliere il nuovo colore e ho deciso di farlo in svedese. La signora mi ha messo in mano tre cataloghi, dicendomi che quelli erano i colori disponibile e, una volta fatta la mia scelta, di copiare il numero che appariva sulla pagina a sinistra. Dato che i colori non erano ecclatanti in generale, ho optato per un azzurro, compilato il mio modulo e me ne sono tornata a casa a proseguire con il trasloco.

Dopodichè la questione è stata bellla che archiviata. O almeno fino a stamattina, quando il tappezziere si è presentato alla mia porta.

Ovviamente l’ho fatto entrare, gli ho indicato la stanza e gli ho consigliato di chiudere la porta, in modo da evitare che i gatti potessero andare a sfogare la loro curiosità impiastricciandosi e/o riempendo di pelo tutto il suo lavoro. Fatto questo, gli ho augurato buon lavoro e me ne sono andata in università.

Finita la lezione, butto un occhio al telefono e vedo che Pam ha provato a chiamarmi più volte. La richiamo, le confermo che come colore avevo scelto l’azzurro e dopo un attimo scopro l’inghippo: quello che la signora probabilmente non mi ha detto (e io ciula non ci ho pensato) o forse non ho capito è che il numero sulla pagina sinistra fa riferimento alla pagina precedente. Quindi, mentre io pensavo di scegliere l’azzurro, ho in realtà scelto tutt’altro…

… la camera è ROSA!

Temo saranno necessari ampi quantitativi di birra prima che io possa abituarmici…!


Parola del giorno: färg = colore





Due gatti, otto zampe e un aereo

21 07 2011

Avendo finalmente trovato una casa che ci permettesse di avere i gatti ed avendo affrontato con largo anticipo l’iter sanitario, è finalmente arrivato il momento di caricare i felini su di un aereo e portarli con noi in Svezia.

PARTE 1 – Il trasportino

Se la questione medica era quasi del tutto risolta (mancava solo il pastiglione contro l’ecchinococco da somministrare fino a 10 giorni prima della partenza e un certificato di buona salute scritto dal veterinario), rimaneva ancora inesplorata quella aeroportuale. A questo proposito il magico mondo di internet dice tutto e il contrario di tutto: da animali morti nella stiva, fino a chi ha provato a spacciare un chihuahua per un peluche…! Molto più parco di informazioni invece il sito di Lufthansa, ovvero non dice un cazzo. O meglio, l’unica cosa che dice chiaramente è che il trasportino per andare in cabina non deve superare le dimensioni 55x40x20… Per 20??? E che è? Una scatola di scarpe??? Oltretutto, dopo svariate ricerche, scopriamo che non esiste un trasportino che rientri entro quei 20 centimetri incriminati. Va bene, chiamiamo Lufthansa così da apprendere direttamente da loro quale sia il loro pensiero in proposito. La signorina del call-center, oltre a segnalare sulla nostra prenotazione la presenza di animali, ci dice che: due gatti non possono viaggiare in cabina insieme, a meno che non stiano nello stesso trasportino per un peso totale minore di 8kg; per le misure del trasportino di presentarci in aereoporto con il nostro e vedere cosa ci dicono là; di non fare affidamento sulla fantomatica pet-box fornita da Lufthansa, perchè non è detto che sia disponibile. In sintesi: andate all’aeroporto alla spera in dio ed auguratevi che vi facciano imbarcare e magari pure con i gatti in cabina. Visto che la risposta della signorina del call-center non ci rassicura neanche un po’, decidiamo di orientarci verso un trasportino semi-rigido, tipo borsa a tracolla, nella speranza che quel minimo di flessibilità di cui dispone convinca gli addetti al check-in a farci imbarcare con i gatti in cabina.

PARTE 2 – L’imbarco

Dopo la lotta per l’inscatolamento dei gatti e un conseguente concerto di miagolii strazianti durante il viaggio in macchina, arriviamo in aereoporto. Il ragazzo al check-in è gentilissimo e, oltre a non farci problemi di sorta, ci fa pagare come un unico gatto dal momento che i due felini viaggiano in unico trasportino. Ottimo! Ma se il check-in passa indolore, rimane ancora da affrontare il controllo dei bagagli a mano. A questo proposito, il sempre solito internet sostiene, tra le svariate teorie, anche quella per cui il gatto vada estratto dal trasportino e tenuto in braccio mentre si attraversa il metal detector. Ora, chiunque abbia scritto e/o pensato una regola del genere non deve mai avuto aver un gatto e volato in vita sua. L’aeroporto di Malpensa è un budello, con una decina di file per i metal detector, e i miei gatti non amano essere presi in braccio nemmeno a casa. Comunque sia, quella deve essere la regola, dal momento che l’addetta ai controlli mi chiede se i miei gatti si fanno prendere in braccio e, alla mia risposta negativa e conseguente proposta di fare un controllo con un ufficiale all’interno di un ufficio, mi dice di passare il metal detector, poi di tornare indietro a prendere il trasportino e infine di farlo controllare da un collega senza doverlo aprire. Il collega in questione da un’occhiata ai gatti, ci chiede per quanto contiamo di restare in Svezia e quando gli rispondo che ci viviamo, ci dà il suo benestare. Nel frattempo, si dev’essere sparsa la voce che c’è un gatto (o meglio due, ma del secondo si vedeva solo la coda), perchè parecchi addetti di controllo vengono a salutare i passeggeri a quattrozampe. Ormai il grosso è fatto: mi limito a confermare la presenza felina al gate e a chiedere informazioni su come comportarmi in proposito alla hostess, la quale essendo a sua volta mamma di un gatto mi spiega tutto con un sorriso di solidarietà.

PARTE 3 – Il volo

Il volo non presenta grossi problemi, a parte un’ora di ritardo prima della partenza (aka l’unica cosa che non ti auguri quando stai volando con animali) e qualche miagolio durante il decollo e in un altro paio di momenti, che, più tardi, capirò coincidere con cacca e vomito. Oggettivamente imprevisti di questo genere, specie in due nello stesso trasportino, sono delle ottime motivazioni per qualche lamentela.

PARTE 4 – Sverige!

Appena atterrate, a causa degli imprevisti verificatisi al punto 3, facciamo tappa ai bagni per ripulire un po’ il trasportino. Puliamo un po’ alla bella e meglio e inscatoliamo nuovamente i gatti in direzione della dogana. Nel tragitto bagno-dogana incappiamo di nuovo nell’imprevisto vomito, che regala alla nostra gatta femmina un effetto schiuma-alla-bocca. Visto che la Svezia ha delle leggi un bel po’ restrittive riguardo alla rabbia, temiamo che l’effetto post-vomito possa dare una cattiva impressione, perciò via di tovagliolino! Fortunatamente l’incidente non si ripete ed imbocchiamo la colonna “something to declare”. Lì, dopo aver chiamato al citofono/telefono l’ufficiale di dogana, ci viene chiesto se i gatti si fanno prendere in braccio. Alla mia risposta negativa la signora mi mette in mano il lettore per i chip, dicendomi che se lo faccio io da dentro il trasportino non ci sono problemi. Bippo i due gatti, stile supermercato, presento tutti i fogli e finalmente ce l’abbiamo fatta!

PARTE 5 – Epilogo

Dopo qualche giorno di eremitaggio sdegnato i gatti si sono ambientati ed ora scorazzano allegramente per casa, riempono di pelo letti e divani, si fanno coccolare e prendono il sole sul balcone. Finalmente la famiglia è al completo!


Parola del giorno: tull = dogana





E io voto…?

9 06 2011

Nonostante ad oggi non sia ancora chiaro se i voti degli elettori all’estero verranno conteggiati o meno, io, per non saper nè leggere nè scrivere, nel frattempo ho votato.

Le regole per giocare, come da comunicato ministeriale, erano le seguenti:

  • Avere almeno 18 anni compiuti (e fino a qua ci siamo)
  • Essere iscritti all’AIRE (e anche qua ci siamo)
  • Se non si riceve il kit elettorale entro il 29 maggio contattare l’ambasciata
  • far pervenire il proprio voto entro le 16.00 del 9 giugno

Ovviamente, il  29 ero ancora a mani vuote, perciò il giorno successivo ho contattato l’ambasciata. Primo step: parlo con il centralinista, i quale mi dice che forse non posso votare perchè iscritta all’AIRE da troppo poco. Alla mia richiesta di delucidazioni, mi passa l’ufficio consolare. Step 2: parlo con una tipa, la quale verifica i miei dati anagrafici e mi conferma che posso votare. Alla mia esclamazione “ah ottimo! Il suo collega mi aveva detto che forse non potevo,meglio così!” la tipa fa marcia indietro e mi chiede quando mi iscritta all’AIRE. Io rispondo che ho fatto domanda a novembre, ma la lettera di conferma mi è arrivata a gennaio. La tipa mi risponde che possono votare solo coloro che si sono iscritti all’AIRE entro il 31 dicembre 2010.

Ok, mi piacerebbe sapere dove sta scritta questa regola, visto che sia sul sito dell’ambasciata che del ministero degli esteri non ho trovato nulla in proposito. Ora, non voglio mettere in dubbio che quella sia la regola, ma obietto quantomento la poca chiarezza in proposito. Cioè, basta saperlo prima, così mi regolo di conseguenza e nel caso di un referendum, in cui l’andare a votare o meno ha un peso ben diverso da una normale, mi posso organizzare per scendere in Italia a votare.

Purtroppo però per la tipina al telefono con me (che mi ha dovuta sopportare per un altro po’) io sarò in Italia durante i giorni del referendum, perciò le ho chiesto se mi poteva lasciare una qualche dichiarazione che attestasse la mia impossibilità a votare per posta, visto che già in occasione delle amministrative mi era arrivato il tagliandino per gli sconti FS (utilissimi dalla Svezia!) e per segnalarmi che in caso avrei potuto votare all’ufficio elettorale e non al mio solito seggio. Al che la tipa mi dice che pensa di sì, ma mi passa una collega. Step 3: ripeto il tutto alla collega in questione, la quale verifica e mi dice che il comune di Milano ha inviato una lista elettorale aggiuntiva, dove figuro anche io, e che quindi nei prossimi giorni riceverò il plico e di non preoccuparmi, chè loro lo spediscono tra “oggi e domani”. Ora, la scadenza del 29 non me la sono inventata io di sana pianta, l’avete pubblicata voi sul sito… forse un po’ di chiarezza in genere non farebbe male ed eviterebbe di far perdere tempo a tutti, ma va beh…!

Detto fatto, il giorno dopo controllo la posta e ci trovo il mio kit: 1 foglio di istruzioni, un tagliando/certificazione di voto, una busta bianca (del tipo normale, da cartoleria), una busta gialla preaffrancata recante l’indirizzo dell’ambasciata e le 4 schede del referendum. Con birra nera (o blu) segno le mie preferenze, metto le schede nella busta bianca (ci entrano al pelo!), infilo il tagliando con il mio numero AIRE e la busta bianca dentro la busta gialla, spedisco il tutto. Ora rimane da vedere se i voti degli italiani all’estero verranno conteggiato o no, ma per questo si può solo aspettare.

Sul blog di Boffardi un bel post sulle perplessità riguardanti il voto per posta.


Parola del giorno: rösta = votare