Le porte di Tannhäuser

20 11 2012

Oggi, mentre ero in università a procacciarmi una data di discussione per la tesi, ho visto uno arrivare in monociclo. Dopodichè il tizio è sceso ed è entrato nel dipartimento di teologia.

Son cose.


Parola del giorno: replikanter = replicanti

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Bici, neve e sopravvivenza

5 02 2012

A MilanoTiAmo capitava che il pedalare (un’unica volta, probabilmente) a -5°C potesse sembrare una grande impresa ai miei occhi terrona d’Europa. Al mio primo incontro ciclistico con la neve nella ridente Uppsala, ho però capito che il mio orgoglio ciclistico andava un po’ ridimensionato in funzione della latitudine, grazie ad una signorina vichinga che, con tanto di tacco 12, mi ha tranquillamente lasciata indietro. Lei si librava sul manto nevoso, mentre io arrancavo lentamente, pregando un eventuale dio di non farmi fare nuovamente amicizia con l’asfalto ghiacciato.

Ora, qualunque persona sana di mente si rassegnerebbe al fatto che probabilmente gli avi della suddetta signorina hanno a che fare con la neve da svariate generazioni, allo stesso modo in cui noi milanesi siamo soliti ad avere a che fare con la nebbia, ma che allo stesso tempo davanti a due fiocchi di neve andiamo fuori di testa e diventiamo incapaci di circolare in maniera sensata. Il che ovviamente avrebbe un senso, se nell’equazione non si fosse imposto il mio ego ciclistico, del tutto non disposto a cedere in proposito. Quindi, al fine di ristabilire la mia pace interiore, si è reso necessario lo sviluppo di una strategia di sopravvivenza ciclistica invernale, che per ora sta dando risultati positivi, nonostante presenti sicuramente margini di miglioramento.

Per la questione bici VS qualità delle neve rimando all’esauriente post di Morgaine, aggiungendo soltanto che, nel caso abbiate avuto la fortuna(?) di pedalare a MilanoTiAmo, noterete una certa somiglianza tra l’effetto del solco e quello delle rotaie bagnate del tram. Una volta scoperto con che tipo di neve si avrà a che fare, è necessaria un’attenta pianificazione del percorso. E’ infatti preferibile ridurre al minimo non solo le salite (as usual), ma anche le discese. In caso questo non sia possibile, l’esperienza mi ha portato a due conclusioni: 1) in caso di salita, è consigliabile tenere il culo incollato al sellino, visto che la perdita di aderenza sulla ruota posteriore è quella che potenzialmente può essere più dannosa; 2) in caso di discesa, è consigliabile dare dei colpetti di freno, in modo da evitare di bloccare la ruota tutta in un colpo e di conseguenza l’effetto skid aka sgommata.

In realtà quello che mette a dura prova la mia perseveranza ciclistica non è il mantenimento dell’equilibrio, bensì la gestione del freddo. Partendo dal presupposto che qualunque centimetro di pelle lasciato scoperto è perduto, la ricerca della tenuta ideale per sconfiggere i -15 (fino ad ora il massimo a cui io abbia pedalato) si è rivelata tutt’altro che facile. Al momento ho raggiunto il nirvana per quel che riguarda il busto, grazie ad una giacca da alpinismo con i controcazzi che mi ha permesso di lasciare ancora per un po’ nel cassetto la maglia della salute. Per il viso/testa ho optato per una tenuta da black-block (ottima sia con la neve che con le zone rosse!): casco, cappellino sotto per coprire le orecchie, sciarpa davanti alla faccia e occhiali rigorosamente gialli (che oltre a permettere la visibilità in qualsiasi condizione, fanno anche sembrare tutto più allegro a detta del mio amico H).

Sebbene la questione viso lasci spazio per ulteriori miglioramenti per quel che riguarda il problema dell’appannamento degli occhiali, sono le gambe che a mettermi in crisi. Per ora il meglio che sono riuscita a trovare è: calzamaglia/sottopantaloni in poliestere abbinati a dei ferma-pantaloni catarifrangenti. Quest’ultimi, oltre a rendermi più visibile di notte (safety first!), evitano sia l’entrata di correnti d’aria dal basso, sia il rischio di bagnare con conseguente glaciazione la parte bassa dai calzoni. Purtroppo però, questa combinazione non è stata ancora testata al di sotto dei -8… toccherà aspettare la prossima giornata glaciale per poter appurare se sia o meno la combo definitiva.


Parola del giorno: dubbdäck = copertoni chiodati





Conversazioni da weekend

11 12 2011

– Una volta ho detto al mio fidanzato: “ok, ora esco, mi scopo il tuo migliore amico e poi mi trasferisco da lui”. Ha reagito male. Eppure di solito ha senso dell’umorismo!

– Volevamo fare sesso, ma avevamo mangiato troppo e quindi abbiamo guardato un documentario sulla vita di Leonardo Da Vinci. Non lo dicevano apertamente, ma secondo me quel tipo era gay.

– Ah, vi faccio vedere camera mia! Cioè, in realtà è lo sgabuzzino.

– Cos’è questo rumore?
– Mi sa che stanno rubando le attrezzature dal dipartimento di musica.
– Ah, ok.


Parola del giorno: helgen = weekend





Ma quanto freddo fa in Svezia?

1 08 2011

Ogni volta che metto piede in terreno italico e/o mi capita di menzionare il fatto che mi sono trasferita in Svezia, scatta la fatidica domanda:

“Ma quanto freddo fa su da voi?”

Oggi, alle ore 18.27, mi è cascato l’occhio sul termometro che tengo sul davanzale:

Inutile dire che a prima vista non ci ho creduto nemmeno io e ho prontamente tirato fuori il termometro con la colonnina di mercurio. Risultato: 40°C.

Temo che coloro che ancora credono che in Svezia ci siano i pinguini 365 giorni potrebbero restarne delusi.


Parola del giorno: varm = caldo





E io voto…?

9 06 2011

Nonostante ad oggi non sia ancora chiaro se i voti degli elettori all’estero verranno conteggiati o meno, io, per non saper nè leggere nè scrivere, nel frattempo ho votato.

Le regole per giocare, come da comunicato ministeriale, erano le seguenti:

  • Avere almeno 18 anni compiuti (e fino a qua ci siamo)
  • Essere iscritti all’AIRE (e anche qua ci siamo)
  • Se non si riceve il kit elettorale entro il 29 maggio contattare l’ambasciata
  • far pervenire il proprio voto entro le 16.00 del 9 giugno

Ovviamente, il  29 ero ancora a mani vuote, perciò il giorno successivo ho contattato l’ambasciata. Primo step: parlo con il centralinista, i quale mi dice che forse non posso votare perchè iscritta all’AIRE da troppo poco. Alla mia richiesta di delucidazioni, mi passa l’ufficio consolare. Step 2: parlo con una tipa, la quale verifica i miei dati anagrafici e mi conferma che posso votare. Alla mia esclamazione “ah ottimo! Il suo collega mi aveva detto che forse non potevo,meglio così!” la tipa fa marcia indietro e mi chiede quando mi iscritta all’AIRE. Io rispondo che ho fatto domanda a novembre, ma la lettera di conferma mi è arrivata a gennaio. La tipa mi risponde che possono votare solo coloro che si sono iscritti all’AIRE entro il 31 dicembre 2010.

Ok, mi piacerebbe sapere dove sta scritta questa regola, visto che sia sul sito dell’ambasciata che del ministero degli esteri non ho trovato nulla in proposito. Ora, non voglio mettere in dubbio che quella sia la regola, ma obietto quantomento la poca chiarezza in proposito. Cioè, basta saperlo prima, così mi regolo di conseguenza e nel caso di un referendum, in cui l’andare a votare o meno ha un peso ben diverso da una normale, mi posso organizzare per scendere in Italia a votare.

Purtroppo però per la tipina al telefono con me (che mi ha dovuta sopportare per un altro po’) io sarò in Italia durante i giorni del referendum, perciò le ho chiesto se mi poteva lasciare una qualche dichiarazione che attestasse la mia impossibilità a votare per posta, visto che già in occasione delle amministrative mi era arrivato il tagliandino per gli sconti FS (utilissimi dalla Svezia!) e per segnalarmi che in caso avrei potuto votare all’ufficio elettorale e non al mio solito seggio. Al che la tipa mi dice che pensa di sì, ma mi passa una collega. Step 3: ripeto il tutto alla collega in questione, la quale verifica e mi dice che il comune di Milano ha inviato una lista elettorale aggiuntiva, dove figuro anche io, e che quindi nei prossimi giorni riceverò il plico e di non preoccuparmi, chè loro lo spediscono tra “oggi e domani”. Ora, la scadenza del 29 non me la sono inventata io di sana pianta, l’avete pubblicata voi sul sito… forse un po’ di chiarezza in genere non farebbe male ed eviterebbe di far perdere tempo a tutti, ma va beh…!

Detto fatto, il giorno dopo controllo la posta e ci trovo il mio kit: 1 foglio di istruzioni, un tagliando/certificazione di voto, una busta bianca (del tipo normale, da cartoleria), una busta gialla preaffrancata recante l’indirizzo dell’ambasciata e le 4 schede del referendum. Con birra nera (o blu) segno le mie preferenze, metto le schede nella busta bianca (ci entrano al pelo!), infilo il tagliando con il mio numero AIRE e la busta bianca dentro la busta gialla, spedisco il tutto. Ora rimane da vedere se i voti degli italiani all’estero verranno conteggiato o no, ma per questo si può solo aspettare.

Sul blog di Boffardi un bel post sulle perplessità riguardanti il voto per posta.


Parola del giorno: rösta = votare





Sonorità Nordiche

31 05 2011

Qualche post fa avevo parlato di Spotify e di come avesse elegantemente trovato una valida soluzione al problema musica/pirateria. Purtroppo però, come diceva mia nonna, un bel gioco dura poco.

Difatti spotify, pur di non contraddire la saggezza popolare, ha pensato bene di cambiare le regole per gli utenti non paganti, a partire dal 1° maggio 2011. Ecco cos’è cambiato:

  • le ore di ascolto disponibili passano da 20 a 10 al mese
  • ogni canzone potrà essere ascoltata per un massimo di 5 volte. NELLA VITA!

Ok, al primo punto mi ero ancora illusa di poter resistere (poi in una sola serata, lavorando a un saggio per l’università, mi sono fatta fuori 6 ore di ascolto… ma questa è un’altra storia!), ma il secondo?? Cioè, 5 volte nella vita!! A me! Che vado periodicamente in loop con degli album/playlist!

Ok, dal momento che io ho preso coscienza, già parecchio tempo fa, del fatto di essere un animale strano dal punto di vista dell’ascolto musicale, (e di conseguenza mi sono convertita all’uso costante delle cuffie, in modo da non costringere le persone intorno a me ad odiare l’album/playlist di turno), non mi ci è voluto molto a capire che la cosa in questi termini non poteva funzionare. Ho provato un po’ ad arabattarmi con qualche soluzione alternativa, ma visto il grande sbattimento per il poco rendimento, ho deciso di cedere al ricatto. Ok, a onor del vero, devo dire che l’opzione di investire dei soldi in Spotify era già in valutazione da un po’, ma in generale non è che l’aut aut mi sia piaciuto tantissimo.

Ad ogni modo, approfitto di questa occasione per una digressione sulla musica svedese. Per chi non lo sapesse, l’industria musicale è tra le più fiorenti in terra di Svea. Pare anche che il ministro degli esteri abbia dichiarato che la Svezia nell’esportazione di musica sia preceduta solo da USA e UK.

Se l’affermazione del ministro dovesse sembrare un’esagerazione, basta pensare a tutti quelli artisti famosi a livello internazionale, di cui spesso si ignora la nazionalità, per la semplice ragione che cantano in inglese, ma che in realtà provengono dalla Svezia. Ecco quelli che mi vengono in mente così su due piedi, oltre ai famosissimi ABBA: Roxette, Ark, Kent, Robyn, The Knife, In Flames, Millencolin, Alcazar, Cardigans.. giusto per nominarne qualcuno!

Comunque, in questa digressione vorrei parlare di un’artista molto meno famosa, che ho avuto l’occasione di incontrare alcuni anni fa, mentre lavoravo come volontaria al Ragnarock Nordic Festival.

Promise and the Monster, al secolo Billie Lindahl, è un’artista tanto brava, quanto giovane (classe ’87). Il suo album di debutto, Transparent Knives, è uscito nel 2007 e si vocifera che ce ne sia un secondo in cantiere.

Questo il video di “Night Out”, tratto per l’appunto da Transparent Knives:


Parola del giorno: musik = musica





Dichiarazione dei redditi

9 04 2011

Dal momento che il mio reddito derivante dal lavoro alle nation supera le 400 corone (di ben 90!), devo farne la dichiarazione.

Premessa: la dichiarazione dei redditi, in Italia, è sempre stata motivo di grande ansia per me. Tutti quei numeri da inserire e calcolare, con il costante rischio di fare errori o di incappare in inghippi burocratici, non rendevano questa incombenza primaverile affatto rilassante.

Qua in Svezia, invece, si riceve la propria dichiarazione dei redditi per posta (una piccolezza, ma in Italia ti tocca comprarli i moduli!), PRECOMPILATA! In pratica mi devo limitare a verificare che i dati inseriti siano corretti, dare conferma via web (può capitare anche che si debba inviare quella cartacea, ma non è il mio caso) attraverso il codice che mi è stato allegato e inserire i miei dati bancari, nel caso ci siano dei soldi che mi devono rientrare. A me questa cosa sembra un sogno!

Tra le varie particolarità della dichiarazione svedese, mi ha colpita molto la voce riguardante gli introiti derivanti da hobby. Infatti, in terra svedese, è possibile avere un’attività di vendita hobby, ovvero se ad esempio nel tempo libero si fanno collane è possibile venderle nell’assoluta legalità, senza necessità di avere una società/partita IVA, a patto ovviamente che ci si paghino le tasse. Non ho ancora capito bene quale sia il confine tra vendita per hobby e attività vera e propria, ma a parte questo dettaglio (su cui mi piacerebbe informarmi, anche solo per curiosità) devo dire che questa cosa mi ha molto colpita. Se inizialmente può sembrare una forzatura burocratica, a guardarla con attenzione in realtà ci si accorge che si tratta di una semplificazione, che permette ai cittadini di muoversi facilmente nella legalità.


Parola del giorno: inkomst = reddito