Spotify anche in Italia?

18 11 2012

Pare che Spotify stia cercando un growth manager per Milano. Cito dal loro sito:

“You’re responsible for launching Spotify in Italy, as well as managing long term user growth after launch”.

Di mio ci aggiungo un “finalmente!”

Che dire? Spotify rappresenta, a mio parere, un’enorme rivoluzione nel mercato musicale. Per dirla come mangio: non ne potrei fare a meno e non tornerei mai indietro.

L’unica pecca pare essere che al momento per registrarsi sia necessario un account fuckbook facebook. Dico “pare” perchè quando mi sono registrata io bastava iscriversi al sito di Spotify. Se avete conferme o smentite, scrivetele nei commenti così aggiorno il post.

EDIT: ci si può registrare anche senza un account facebook (anche se tocca aguzzare un po’ la vista, dato che i signori di Spotify si sono ben guardati dal mettere il tasto in evidenza)

Se invece non sapete cos’è Spotify, ne avevo parlato qua e qua.


Parola del giorno: äntligen = finalmente





La fine di un’era

13 09 2012

DISCLAIMER: questo post non parla direttamente Svezia. Parla di CouchSurfing (che comunque mi ha permesso di trovare la mia prima sistemazione ad Uppsala) e di BeWelcome – in sintesi: argomenti che a mio vedere meritano una riflessione, anche se non direttamente legati alla terra di Svea.

 

Dopo 6 anni di onorato servizio, ho cancellato il mio profilo su CouchSurfing.

E’ stata una decisione sofferta, ma necessaria, accompagnata da una buona dose di tristezza. Il motivo scatenante, aggiuntosi alle precedenti perplessità della conversione di CS a for-profit, è stata l’introduzione dei nuovi termini di utilizzo (TOU) e della nuova privacy policy.

CouchSurfing nasce nel 2003 da un’idea di Casey Fenton. Nel 2006 a causa di un errore (umano) di gestione, gran parte dei database vanno persi e Fenton decreta la fine di CS. Invece, contrariamente a quanto profetizzato da Fenton, un collettivo di volontari si attiva e ricostruisce completamente il database, chiedendo ai singoli utenti di re-inserire i loro dati. CS rinasce dalle sue ceneri e in tre anni raggiunge la quota di 1.000.000 di utenti, continuando a crescere esponenzialmente.

Una storia a lieto fine, quindi? Purtroppo no.

Nell’estate del 2011 Fenton & soci, alla facciazza delle ripetute promesse di restare no-profit e senza avvisare la comunità, vendono baracca e burattini per 7,6 milioni di dollari. CouchSurfing diventa una corporation a tutti gli effetti (nonostante tutte le cazzate sul diventare una Benefit Corporation) e buonanotte al secchio.

Dato che al peggio non c’è mai fine, a fino Agosto 2012 C$ annuncia l’introduzione del nuovo TOU e privacy policy, in vigore dal 14 Settembre. In sintesi, chiunque si colleghi o utilizzi i servizi offerti da Corp$urfing a partire da tale data, garantisce una licenza perpetua, irrevocabile e rivendibile (senza necessità di ulteriori permessi o di avvisare l’utente) di utilizzare i dati, (incluso voce, somiglianza ed IDENTITA’! – v. punto 5.3) come meglio credono, incluso scopi commerciali. Dulcis in fondo, C$ dice anche apertamente che condivideranno/venderanno tali dati a terze parti.

Quindi, alla luce dei nuovi termini di utilizzo: addio Corp$urfing, buongiorno BeWelcome!

BeWelcome è una comunità di scambio di ospitalità (esattamente come C$) gestito da un’associazione no-profit francese, che – per legge – non può essere privatizzata. I suoi concetti base sono: democrazia, trasparenza e open source.

Essendo nato da poco (2007), c’è sicuramente ancora tanto lavoro da fare, ma di sicuro trovo apprezzabile che di fatto ci sia davvero la possibilità di contribuire attivamente al progetto. Nel frattempo, per coloro che ancora nutrono (vane) speranze di poter salvare l’anima di C$, c’è questa petizione da firmare.

“May the non-profit hospitality exchange prevail! :)”





Svenska för invandrare VS Basic Swedish

6 05 2012

Ovvero: il corso svedese offerto dal comune di Uppsala VS quello offerto dall’università.

Basic Swedish

E’ il corso di svedese offerto dall’Università di Uppsala e va da sè, che per potervi accedere è necessario essere studenti della UU. La precedenza viene data agli studenti in Erasmus (ad oggi non sono ancora ben sicura del perchè!), anche se al livello avanzato eravamo praticamente tutti studenti master. Il corso è gratuito.

Per capire il livello di coloro che dichiarano di sapere già un po’ di svedese si fa un test – e già in iniziano i dolori. La mia impressione è stata che tutti coloro che sapevano più di un tot finivano nel livello avanzato, con il risultato di avere nella stessa classe sia gente che parla abbastanza fluentemente, sia coloro che spiccicano tre parole in croce. Così, quelli meno bravi si sentono dei deficienti, vanno in sbatti e cercano di parlare il meno possibile; quelli più bravi progrediscono relativamente poco, visto che il programma deve giustamente tenere conto anche degli altri (nel caso qualcuno se le stesse chiedendo, io ero nel primo gruppo). In più il gruppo classe è molto numeroso (30 inizialmente, una 20ina sul finire), quindi poca possibilità per l’insegnante di seguire tutti gli allievi.

Il corso prevede due lezioni a settimana, di 2 ore ciascuna. I compiti a casa sono per la maggior parte esercizi sul libro, che poi vengono corretti in classe. L’alto numero di studenti, fa sì che raramente ti tocchi leggere più di una frase. Gli scritti da consegnare sono relativamente pochi, ma di contro molto corposi. Si possono fare massimo 6 giorni di assenza.

L’esame prevede una parte di lettura/scrittura e una seconda parte di ascolto. Non c’è l’esame di parlato. Conseguito l’esame, si ottengono crediti universitari.

Svenska för invandrare aka SFI

Letteramente “svedese per immigrati” è il corso offerto dal comune. E’ gratuito, ma per accedervi è necessario avere il personnummer.

Anche in questo caso si fa un test per determinare il livello. Il test sembra essere più accurato, infatti, a seconda del tuo livello di svedese, è possibile che non ti facciano fare tutto il corso, ma che ti venga chiesto di fare solo i moduli che ti mancano (immagino tu venga assegnato ad un corso già iniziato, ma non ne ho la certezza).

Il gruppo classe è più piccolo rispetto a quello universitario, nel mio caso siamo un 10-15. Il libro si prende in prestito dalla scuola, dietro cauzione, e alla fine del corso si può decidere di tenerlo e di non riprendersi la cauzione (in ogni caso un prezzo molto economico per il libro in questione). In università invece il libro tocca comprarselo (e non costa poco!). L’insegnante valuta costantemente gli allievi, attraverso simulazioni d’esame, per permettere a coloro che apprendono  più in fretta di finire il corso velocemente.

Il corso prevede una lezione a settimana, di 2,5 ore. Il resto del lavoro deve essere fatto in autonomia, attraverso un portale online, che prevede anche alcuni test obbligatori per il superamento del corso. I compiti a casa prevedono pochi esercizi di completamento sul libro e parecchi brevi esercizi di scrittura da consegnare all’insegnante. Si possono fare massimo 3 assenze di fila. In caso si venga cancellati dal corso (più di 3 assenze di fila o mancato completamento dei test online), è necessario aspettare un anno prima di potersi iscrivere di nuovo. Il corso ha una durata massima di 8 mesi, ma con la possibilità di velocizzare i tempi in caso si raggiungano primi gli obiettivi preposti dal corso (a me dopo 3 settimane mi è stato detto che era ora di fare l’esame).

L’esame è una prova nazionale e prevede lettura, scrittura, ascolto e parlato. Conseguito l’esame si ottiene un certificato nazionale.

Conclusioni

Sinceramente mi aspettavo di più dal corso universitario. Lo pensavo più a misura di studente, ovvero che tenesse conto del fatto che durante il semestre si è alle prese con i corsi. Invece si è rivelato molto impegnativo a livello di tempi, ma poco effettivo dal punto di vista dell’apprendimento. Inoltre il fatto che alla fine non ti venga rilasciato nessun documento ufficiale, ne mina pesantemente l’utilità. Se dovessi tornare indietro non lo rifarei, ma mi iscriverei direttamente a SFI. Ovviamente il discorso vale solo per il corso per studenti master, visto che non ho esperienza del corso normale.

Parola del giorno: läxa = compiti a casa





Riepilogando

8 01 2011

Ok, colgo l’occasione del primo post dell’anno per chiudere qualche questione rimasta aperta.

1 – Ho superato l’esame di svedese e pure inaspettatamente bene! O meglio, io in realtà avevo speso una buona mezz’ora di gesti/biascichii*/svedese maccheronico per spiegare alla mia insegnante che volevo il voto solo in scala svedese e non in ECTS (scala europea con voti da A a F), perchè temevo mi avrebbe distrutto la media (in realtà non fa proprio media, ma appare comunque nel transcript finale dei voti, che viene generalmente richiesto in fase di domanda di dottorato). La simpatica vecchina sembra però essersene battuta il cazzo di questa mia richiesta, visto che il mio voto mi è stato notificato anche in scala ECTS. Ora, i casi sono due: o lei ha deciso che essendo un buon voto tanto valeva registrarmelo anche in ECTS (in effetti è andato meglio di quello di studi di genere), oppure non ha capito una bega della mia pantomima balbuziente. Boh! Misteri della vita.

2 – Ho risolto la questione scarpe: anfibi e via andare. Per i pantaloni da neve ho deciso che ne faccio a meno (per ora).

3 – Avevo valutato l’idea di mettere una pagina di disclaimer, ma alla fine ho deciso di no. Il motivo è che volevo copiare il disclaimer di Bixx, modificarlo un po’ e spacciarlo come mio, però lei ha chiuso il blog e quindi il mio progetto di plagio in grande stile è saltato. Oltretutto il contenuto del disclaimer sarebbe stato così ovvio da sembrare una brutta copia di graziearcazzo.com, perciò ho pensato che fosse meglio pubblicare direttamente il link così si fa prima e con migliori risultati! Quindi, per ora tutto come prima.

*cercando di verificare su google la doppia i finale in biascichii, mi è uscito un sito che assicura l’esistenza del diavolo! Mica cazzi!


Parola del giorno: referat = riepilogo





I’m a proud member of…

31 08 2010

… Kalmar Nation!

Ebbene sì, dopo un’attenta valutazione, ieri mi sono iscritta!

Prima di arrivare a Uppsala avevo pensato alla Stockholm Nation, visto che era l’unico legame di tipo geografico di cui disponevo. Una volta qua ho però scoperto che da tutti è considerata supermegaultra snob, quindi è risultato abbastanza chiaro che non era la nation più adatta a me.

Dopo essermi documentata, grazie alla Beginners guide fornitami dalla Studentkår, ho effettuato una pre-selezione di quelle che ritenevo interessanti, in attesa della fiera di presentazione delle nations, ovvero un’enorme massa umana che si accalca per arrivare ai banchetti dove i rappresentanti delle varie nations presentano le varie attività e rispondono ad eventuali domande.

Le tre vincitrici sulla carta sono state GH (Gästrike-Hälsinge), VG (Västgöta) e Kalmar. La scelta è dipesa da svariati motivi:

  • La GH apriva la sua presentazione sul libercolo con “Good beer, good food, good people” e ha un’immensa biblioteca di storia all’interno del suo palazzo.
  • La VG è stata la prima con cui sono venuta in contatto, dal momento che il mio coinquilino ne è membro, e mi sono sembrati molto amichevoli e gentili. In più dispongono di parecchie borse di studio.
  • La Kalmar è l’unica nation che organizza una serata queer (o etero-friendly che dir si voglia), in più ha anche una di musica balcanica, un ristorane vegetariano/vegano e predilige musica indie-rock.

A favore di queste tre c’è anche da dire che essendo di dimensioni medio (GH) – piccole (Kalmar, VG), c’è maggiore possibilità di conoscere gente, impratichirsi con lo svedese e lavorare (ok, non si diventa ricchi lavorando in una nation, ma è sempre meglio di un dito in un occhio!)

Il round finale si è svolto, per l’appunto, alla fiera. Il marketing sarà una mia fissa, ma credo che abbia la sua importanza.

La GH non si è direttamente presentata. Quindi, se tu nemmeno ti sbatti per presentarti e/o convincermi, non vedo perchè dovrei unirmi. Eliminata la GH.

La VG ha fatto una presentazione un po’ scadente, del tipo “sì, abbiamo un sacco di attività, qua c’è un volantino (un A6 scritto a mano, con i nomi dei club), ah ma visto che il tuo coinquilino è già membro direi che ti unirai anche tu, no?” No.

La Kalmar invece ha dato il meglio di sè! Hanno stampato un libricino di presentazione, completamente in inglese, e le fanciulle lì presenti erano super friendly  e rilassate: mi hanno dato seriamente l’impressione che la Kalmar nation possa essere un posto in cui io possa veramente sentirmi “a casa”. E che Kalmar sia!

Aggiungo che il ristorante veggie è favoloso (devo ancora accertarmi, ma credo che una delle tipe in cucina abbia lavorato da Herman’s a Stoccolma!) e che anche nei successivi incontri con lo staff della nation, si è confermata quella gentilezza e rilassatezza che avevo notato all’inizio. Quindi, sebbene il lato venale era propenso per la VG, quello idealistico (siiiii! Facciamoci male fino in fondo!) mi ha infine portato alla Kalmar.


Parola del giorno: kör = coro





Uppsala, giorno 1

22 08 2010

Cazzo, sono ad Uppsala!


Parola del giorno: ankmost = arrivo





Pedalando nella città vuota

21 08 2010

Stasera ho preso la bici e ho pedalato per una Milano deserta in puro stile postferragostano.

Ho scelto di fare un giro più intimo e meno trafficato.

Ho visto le fabbriche abbandonate, il dormitorio, Piazza Bonomelli con gli alberi sfasciati e poi sempre avanti, fino alle donnine che ogni sera aspettano l’autobus e ai loro protettori due vie più in là. Potrebbe sembrare un lato squallido di Milano, eppure questa sera aveva un suo immenso fascino.

Poi ho spinto la bici fino a casa. Casa di cui ho lasciato definitivamente le chiavi sul mobile all’ingresso.


Parola del giorno: nostalgi = nostalgia