Di buoni propositi e fusibili

26 02 2012

Anche se ormai siamo alle soglie di marzo, direi che è il momento buono per parlare di buoni propositi, o per meglio dire, gli obbiettivi prossimi che mi sono prefissata. Oltre a quelli classici (laurearmi, sopravvivere, conquistare il mondo, etc.) a questo giro ho aggiunto anche la lingua svedese. Chiariamoci, non è che fino ad ora io non me la sia mai cagata, ma il mio obiettivo è di parlarla fluentemente da qui all’estate. Le ragioni di questa accelerata sono sostanzialmente tre: 1) per accedere ad un dottorato ad Uppsala mi serve lo svedese; 2) se non mi prendono ad un dottorato, tocca cercare un lavoro vero e proprio e anche lì lo svedese è fondamentale; 3)mi sono candidata per un paio di lavori estivi e nel CV ho spudoratamente sostenuto che me la cavo bene sia nello scritto che nel parlato.

Quindi, al fine di raggiungere il livello che probabilmente i miei -si spera- intervistatori si aspetteranno da me, ho deciso di buttarmi a capofitto nella pratica dello svedese. Una volta a settimana partecipo ad uno svenska möte, ovvero  un incontro in cui tutti i partecipanti parlano solo svedese tra di loro, qualunque sia il loro livello, e ci sia aiuta a vicenda con l’ulteriore consulenza di dei samaritani madrelingua, che accettano di avere a che fare con una massa di gente che blatera e balbetta il più delle volte in modo incomprensibile. Le tipologie degli incontri possono variare: un’amica colombiana di solito va a quelli della chiesa con madrelingua pensionati e torte gratis; io invece preferisco quelli con la birra, visto che un paio di pinte solitamente migliorano il mio svedese sensibilmente.

Oltre allo svenska möte, mi sono iscritta ai corsi gratuiti del comune aka SFI (Svenska För Invandrare – svedese per immigrati), ma dal momento che il corso non inizierà prima di fine marzo  tocca affrettare i tempi in qualche altro modo. Tra l’altro, ho anche qualche dubbio sul livello a cui sono stata assegnata, visto che università e SFI evidentemente non si parlano e di conseguenza l’impiegato, non avendo idea di a quale livello potessero corrispondere gli esami da me sostenuti con l’università, mi ha assegnata al livello base per persone con istruzione universitaria, delegando all’insegnante lo smazzamento del problema. Ovviamente io tutto ciò l’ho realizzato a posteriori, ma sono a dettagli. Comunque, per riempire il vuoto lasciato dallo SFI fino a fine marzo, ho: 1)importunato i miei vicini chiedendo loro di parlare svedese con me ogni tanto; 2)trovato due fanciulle che vorrebbero migliorare il loro italiano, con cui fare conversazione una volta a settimana; 3)iniziato a guardare Äkta Manniskor, una serie tv svedese trasmessa da SVT e visionabile online dal sito dell’emittente. Il tempo mi dirà se la strategià che sto applicando sia vincente o meno…

Infine, l’ultima puntata de “lafattaturchina alla scoperta del magico mondo svedese™” mi ha regalato un’interessante(?) introspettiva dei sistemi elettrici svedesi. In primis, ho scoperto che la funzione S sul forno sta per “snabbt” e cioè veloce. In pratica serve a far scaldare velocemente il forno. Ottima idea sulla carta, ma se usato in contemporanea alle tre piastre accese (aspettavamo ospiti a cena) fa saltare la corrente. O meglio, visto che il sistema a casa nostra utilizza i fusibili in ceramica, fa saltare il fusibile, ovvero spara fuori una piccola molla, che permette di capire se il fusibile è saltato. O meglio, sarebbe stato possibile se io o Pam avessimo avuto domestichezza con questo genere di sistema. Fortunatamente i nostri ospiti erano anche i nostri vicini di casa e quindi abbiamo tamponato con un trasferimento nella loro cucina. Il giorno dopo mi sono immersa nel magico mondo dei fusibili in ceramica, scoprendo che: si possono comprare dovunque, incluso all’ICA; hanno intensità differente (quindi non basta spostare uno da un’altra presa, giusto il tempo di finire di cucinare: il risultato sarà che ci saranno due fusibili da cambiare al posto di uno); per capire quale fusibile usare in sostituzione bisogna guardare gli ampere e non i volt. Ah, le meraviglie dell’elettricità!


Parola del giorno: smältproppar = fusibili





Bici, neve e sopravvivenza

5 02 2012

A MilanoTiAmo capitava che il pedalare (un’unica volta, probabilmente) a -5°C potesse sembrare una grande impresa ai miei occhi terrona d’Europa. Al mio primo incontro ciclistico con la neve nella ridente Uppsala, ho però capito che il mio orgoglio ciclistico andava un po’ ridimensionato in funzione della latitudine, grazie ad una signorina vichinga che, con tanto di tacco 12, mi ha tranquillamente lasciata indietro. Lei si librava sul manto nevoso, mentre io arrancavo lentamente, pregando un eventuale dio di non farmi fare nuovamente amicizia con l’asfalto ghiacciato.

Ora, qualunque persona sana di mente si rassegnerebbe al fatto che probabilmente gli avi della suddetta signorina hanno a che fare con la neve da svariate generazioni, allo stesso modo in cui noi milanesi siamo soliti ad avere a che fare con la nebbia, ma che allo stesso tempo davanti a due fiocchi di neve andiamo fuori di testa e diventiamo incapaci di circolare in maniera sensata. Il che ovviamente avrebbe un senso, se nell’equazione non si fosse imposto il mio ego ciclistico, del tutto non disposto a cedere in proposito. Quindi, al fine di ristabilire la mia pace interiore, si è reso necessario lo sviluppo di una strategia di sopravvivenza ciclistica invernale, che per ora sta dando risultati positivi, nonostante presenti sicuramente margini di miglioramento.

Per la questione bici VS qualità delle neve rimando all’esauriente post di Morgaine, aggiungendo soltanto che, nel caso abbiate avuto la fortuna(?) di pedalare a MilanoTiAmo, noterete una certa somiglianza tra l’effetto del solco e quello delle rotaie bagnate del tram. Una volta scoperto con che tipo di neve si avrà a che fare, è necessaria un’attenta pianificazione del percorso. E’ infatti preferibile ridurre al minimo non solo le salite (as usual), ma anche le discese. In caso questo non sia possibile, l’esperienza mi ha portato a due conclusioni: 1) in caso di salita, è consigliabile tenere il culo incollato al sellino, visto che la perdita di aderenza sulla ruota posteriore è quella che potenzialmente può essere più dannosa; 2) in caso di discesa, è consigliabile dare dei colpetti di freno, in modo da evitare di bloccare la ruota tutta in un colpo e di conseguenza l’effetto skid aka sgommata.

In realtà quello che mette a dura prova la mia perseveranza ciclistica non è il mantenimento dell’equilibrio, bensì la gestione del freddo. Partendo dal presupposto che qualunque centimetro di pelle lasciato scoperto è perduto, la ricerca della tenuta ideale per sconfiggere i -15 (fino ad ora il massimo a cui io abbia pedalato) si è rivelata tutt’altro che facile. Al momento ho raggiunto il nirvana per quel che riguarda il busto, grazie ad una giacca da alpinismo con i controcazzi che mi ha permesso di lasciare ancora per un po’ nel cassetto la maglia della salute. Per il viso/testa ho optato per una tenuta da black-block (ottima sia con la neve che con le zone rosse!): casco, cappellino sotto per coprire le orecchie, sciarpa davanti alla faccia e occhiali rigorosamente gialli (che oltre a permettere la visibilità in qualsiasi condizione, fanno anche sembrare tutto più allegro a detta del mio amico H).

Sebbene la questione viso lasci spazio per ulteriori miglioramenti per quel che riguarda il problema dell’appannamento degli occhiali, sono le gambe che a mettermi in crisi. Per ora il meglio che sono riuscita a trovare è: calzamaglia/sottopantaloni in poliestere abbinati a dei ferma-pantaloni catarifrangenti. Quest’ultimi, oltre a rendermi più visibile di notte (safety first!), evitano sia l’entrata di correnti d’aria dal basso, sia il rischio di bagnare con conseguente glaciazione la parte bassa dai calzoni. Purtroppo però, questa combinazione non è stata ancora testata al di sotto dei -8… toccherà aspettare la prossima giornata glaciale per poter appurare se sia o meno la combo definitiva.


Parola del giorno: dubbdäck = copertoni chiodati





893 giorni di attesa

12 05 2011

2,5 anni (circa) se vogliamo dirla in un altro modo

5° la mia posizione nella shortlist

3 gli ulteriori giorni di attesa

11.09 l’orario in cui ho ricevuto la notizia

1 giorno perchè mi arrivasse la lettera

1 giorno per rispedirla

2 i certificati richiestimi

5 le mail scambiate con tale Mattias, incaricato di seguire la mia pratica

1 ulteriore giornata per ricevere la mia copia degli incartamenti

56 mq

3 stanze + barkök

49 giorni al trasloco

svariati festeggiamenti


Parola del giorno: fira = celebrare





Al mercato della carne del lavoro pt.2

24 02 2011

Dopo il Rekryteringsbazaren a Stoccolma, giusto per non farci mancare nulla, sono andata pure alla Jobbmässa di Uppsala.

A questo giro ero un po’ più agguerrita, visto che avevo interesse ad informarmi/buttare un piedino nella porta per un qualche lavoretto nel periodo della pausa estiva. Quindi, ho fatto un po’ di restyling al mio CV, aggiornato le informazioni, stampato un po’ di copie e mi sono recata al palazzetto dello sport.

Devo dire che mi aspettavo una cosa di dimensioni molto ridotte rispetto alla fiera tenutasi nella capitale qualche giorno prima.  Invece, inaspettatamente, la fiera uppsaliense contava ben 127 stand contro i 77 di Stoccolma! La grossa presenza di aziende era però controbilanciata da due fattori, legati al fatto che non si trattava di una fiera di recrutamento. Infatti parecchi stand erano dedicati alle possibilità per gli svedesi di lavorare all’estero, infatti c’era anche un banchetto Eures che promuoveva (sic!) il lavoro in Italia. Inoltre ogni azienda esponeva una lista di professioni e se la tua non rientrava in una di quelle, potevi scordarti un colloquio e dovevi accontentarti dell’invito a presentare la tua candidatura sul loro sito.

Inutile dire che io non rispondevo a nessuna delle professioni richieste e, anche quelle due volte in cui era chiaramente scritto “sommarjobb”, mi è stato lo stesso risposto di presentare la mia candidatura sul sito.

In sintesi, nulla di fatto, anche se almeno ho tirato giù i nomi di un paio di aziende che offrono lavori estivi. Temo però che il mio svedese traballante non giochi a mio favore… vedremo!


Parola del giorno: sommarjobb = lavoro estivo





Al mercato della carne del lavoro

14 02 2011

Sabato sono andata a Stoccolma. E’ stata una visita non programmata e decisa all’ultimo minuto.

La ragione di questa improvvisata era il Rekryteringsbazaren, ovvero una grande fiera del lavoro organizzata per favorire l’incontro tra le aziende e i possibili futuri impiegati.

La ragione della mia visita era principalmente quella di farmi un’idea del mercato del lavoro svedese, più che di cercare un lavoro vero e proprio. Inoltre, trattandosi di sole aziende con sede a Stoccolma, la mia attuale residenza uppsaliense mi ha frenata anche dal portarmi dietro un CV.

L’evento era organizzato su vari piani e locali della famigerata Kulturhuset.

La prima area che si incontrava, al terzo piano, era quella riguardante l’istruzione, ovvero gli stand delle varie scuole superiori e delle tre università stoccolmesi (Stockholm Universitet, KTH e Karolinska). Non ho dedicato troppa attenzione a questa sezione, visto che l’unica mia possibile interlocutrice per un futuro PhD era la SU, la quale per i dipartimenti di storia fa commissione congiunta con l’ università di Uppsala nell’assegnazione dei dottorati. Quindi, nessuna informazione che non potessi carpire direttamente dal mio dipartimento.

Non devo essere stata l’unica ad aver considerato poco utile il piano dell’istruzione, visto che gran parte della massa si trovava spalmata nelle due restanti aree.

All’ultimo piano c’era infatti lo spazio dedicato alle aziende, con i cui rappresentanti era possibile fare un colloquio e presentare il CV. Inutile dire che, davanti ad ogni stand, si vedevano lunghe file di persone armate di fogli e grandi speranze, che attendevano pazientemente i loro 15 minuti di notorietà. Non essendo io munita di curriculum, mi sono limitata a fare un giro tra gli stand e annotarmi mentalmente, per il futuro, di scaricarmi la lista delle compagnie partecipanti.

La terza ed ultima area riguardava invece coloro che vogliono aprire una loro attività ed era allestita all’interno del Lava Café. Anche lì pieno di stand, con l’unica differenza che erano gli operatore a cercare te, per chiederti quale fosse il tuo progetto e dispensarti consigli, al posto che il contrario. Parecchie brochure, alcune anche inglese, e la possibilità di ottenere un caffè gratis se compilavi un questionario. Inutile dire che non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di celebrare, aggratis, la bevanda svedese per eccellenza e che ne ho approfittato per praticare un po’ di svedese con un’operatrice che mi si è appropinquata.

In sintesi, una buona occasione per chi è alla ricerca di lavoro. Io la terrò sicuramente a mente per l’anno prossimo, quando la fine del mio master mi permetterà di valutare anche il mercato lavorativo di Stoccolma.


Parola del giorno: rekrytering = reclutamento

 





Climatologia della Svezia

15 01 2011

Dopo essere giunta a quasi metà(?) dell’inverno svedese, ho realizzato che quelle (poche) conoscenze climatologiche che avevo, in Svezia non sono valide.

Allora, io ho sempre saputo che l’intervallo di temperatura ideale per la neve è all’incirca +/-2° (grado più, grado meno) e che se fa troppo freddo non nevica. Ok, di tutto questo la Svezia se ne sbatte le palle: in Svezia nevica comunque! A -8° che fa? Nevica!

Ovviamente tutto ciò comporta anche un mutamento della scala di percezione del freddo:

  • Sopra lo zero = molto caldo
  • Tra i -3° e lo zero = caldo
  • Tra -3° e -7° = accettabile/normalità
  • Tra -7° e -10° = freddo
  • Sotto i -10° (finora fino a -17°) = molto freddo

Stando alla scala di cui sopra, la settimana scorsa ha fatto molto caldo. Ora, a prima vista potrebbe sembrare una cosa positiva, ma la realtà è ben diversa. Chiariamoci, non è che ogni volta che la Svezia diventa un banco frigo formato gigante qua si stappano bottiglie e si sacrificano uomini di neve a una qualche divinità vichinga, eppure quando la temperatura sale oltre la soglia di normalità la nostra sopravvivenza viene messa a dura prova. I motivi? Durante la giornata la neve diventa quel pastone simil-fango, tipico del post-nevicata nel milanese, con annesso l’indescrivibile divertimento dello sciabattare nella poltiglia. E fino a qui tutto bene. Il problema è che tale paciugo, in serata quando la temperatura scende, si trasforma in un’immensa lastra di ghiaccio. Il giorno dopo holidays on ice per tutti, svedesi e non.

Oltre a mantenere l’equilibrio, in caso faccia caldo (sempre secondo la scala di cui sopra), bisogna fare attenzione a camminare sotto i cornicioni e/o troppo vicini alle case. C’è infatti il rischio che blocchi più o meno enormi di neve si sciolgano abbastanza da caderti in testa. O magari si sciolgono un po’, si ghiacciano e ti cascano in testa sotto forma di lastrone.  Nel caso queste due favolose opzioni non fossero abbastanza per convincervi a camminare ad almeno a un metro dai muri delle case, c’è la terza possibilità: le stalattiti! Ebbene sì, signore e signori, ce n’è per tutti!

Inutile dire che abbiamo tirato un sospiro di sollievo quando abbiamo realizzato che questa settimana le temperature sono tornate alla normalità.


Parola del giorno: klimat = clima

 





Pubcrawl

21 11 2010

Venerdì sera ho partecipato al pubcrawl dei lavoratori della Kalmar.

Cos’è il pubcrawl dei lavoratori?  Un pubcrawl è praticamente il giro dei pub: di nation in nation, si entra al pub e si beve. Si hanno a disposizione tra i 20 e i 30 minuti, incluso il tempo per l’ordinazione, prima di passare al pub successivo.

I motivi per indire un pubcrawl possono essere i più svariati (leggi: ogni scusa è buona). Nel nostro caso la ragione era quella di farsi una bevuta insieme a tutti quelli che hanno lavorato almeno un turno alla Kalmar. Peccato che, nei fatti, di lavoratori ci fossimo solo io e Mr.B, pakistano fuori come un balcone, insieme ad 8 responsabili. E andiamo!

Il piano originale prevedeva la visita di 10 nazioni in 4 ore. Io, per via dell’imminente arrivo di mia sorella in città, ho abbandonato i miei compari al loro destino, dopo il quinto pub e due ore di pubcrawl.

A dirla tutta, avevo già preso una svolta analcoolica dopo i primi 3 giri: ho scoperto che una birra media in 10 minuti scarsi (gli altri 10 andavano per fare la fila al bar) può essere hardcore, quindi, per aver la sicurezza di ricordarmi la strada di casa, alla quarta nation ho ordinato una Pepsi.

Nell’insieme un’esperienza da rifare. Magari la prossima volta con un gruppo di amici, al posto che con gente che ho visto mezza volta.

Nota positiva: ho chiacchierato per un po’ in svedese e la mia interlocutrice ci ha messo un po’ a farsi venire il dubbio che non fossi autoctona! Punti per me!


Parola del giorno: pubrunda = pubcrawl





Lo skatteverket e la tutela delle minoranze

27 10 2010

Altro giro, alto regalo. Dato che, per il sistema, Pam ancora non esiste, decido di accompagnarla a fare tutta la trafila burocratica.

Piccolo problema: il sito del migrationsverket non è esattamente chiaro su come comportarsi nel caso ci si ritrovi ad essere una cittadina europea, con un lavoro, ma con partita IVA in Italia. Quindi, nel dubbio, abbiamo scritto una mail, chiedendo delucidazioni. Peccato che sia stata prontamente ignorata.

Ok, visto che il migrationsverket non dà segni di vita, decidiamo di provare a bypassare il problema presentandoci allo skatteverket per fare richiesta del personnummer: magari a questo giro non ci chiedono il permesso di residenza…

Purtroppo allo skatteverket ritroviamo la stessa signora con cui ero finita io, che ci ripete la stessa solfa: inizia a compilare la domanda, poi vai al migrationsverket, prendi il permesso di residenza e torna qua, così possiamo far partire la richiesta. Va beh, il trick non è andato a buon fine, però già che siamo compiliamo la domanda, poi ci smazzeremo la questione migrationsverket.

Riconsegnamo il modulo alla stessa signora, la quale guarda la motivazione del trasferimento (“following my partner”), poi guardo la stato civile (“single”), ricontrolla, guarda il passaporto, guarda me e ci fa “Catholic country, uh?” Io faccio una faccia del tipo PurtroppoVaCosì, lei parte in quarta: “Beh, ma se volete qua potete sposarvi! Basta andare al municipio e vi sposano! Oppure potete chiedere a uno del municipio di venire a casa vostra… sì, insomma qualunque matrimonio… grosso, piccolo, con la famiglia, da sole… qua si può! Ecco, nel frattempo questi sono fogli per registrare la convivenza e nel caso una di voi voglia prendere il cognome dell’altra. Ora aspettate il suo personnummer e poi li compilate.”

Ok, un simpatico fuori programma. Però intanto abbiamo compilato la domanda.

Andiamo al migrationsverket con tutta lo documentazione possibile e immaginabile. O almeno tutta quella che ci è venuta in mente, visto che il sito lascia molto spazio alla fantasia in proposito. Facciamo la nostra, lunga, fila e finalmente arriviamo allo sportello. Il signore dietro al vetro ci dice che per registrarsi come freelance serve il corrispondente svedese della partita IVA da almeno un anno e ci consiglia la registrazione come persona di adeguati mezzi. Ok, perfetto andiamo per quella! E invece no, perchè, a detta dello svedese dietro al vetro, la documentazione lavorativa non va bene: serve un estratto conto dalla banca italiana. Perfetto… chissà quando lo recuperiamo il saldo! Va beh, ci toccherà aspettare fino a Novembre, sperando che nel frattempo lo skatteverket non cestini/respinga la domanda.

Ma inaspettatamente lo skatteverket ci chiama! Dal momento che sul modulo c’è scritto che il motivo di trasferimento è una questione di coppia, ci chiedono se abitiamo insieme e se io ho il personnummer. Rispondo positivamente e detto le dodici cifre. Il tipo verifica i dati e fa: “Perfetto, in tal caso, accogliamo la richiesta per il personnummer. In tre giorni vi arriverà a casa. Arrivederci”

Sospetto seriamente che l’impiegata dell’altro giorno abbia fatto pressione affinché anche noi povere lesbiche provenienti da un paese cattolico potessimo sposarci. (L’altra opzione è che io sia una celebrità, ma temo che sia meno plausibile)


Parola del giorno: sambo = convivente





Borsa di studio!

18 09 2010

DISCLAIMER: questo articolo è stato scritto nel 2010 e di conseguenza il suo contenuto non è aggiornato. Quindi, per favore, evitate di chiedermi lumi sulla borsa di studio in questione, visto che – a quanto pare – sono variati i criteri di assegnazione. Grazie per la collaborazione.

Ieri mi è arrivata una lettera dall’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma.

Ad agosto avevo fatto domanda per una borsa di studio tesa a finanziare il mio master. In genere il bando scade a gennaio, ma quest’anno è stata istituita anche una scadenza straordinaria a settembre. Al che ho pensato due cose: 1) Evidentemente non c’è così tanta gente che ne fa richiesta; 2) Facciamo un tentativo, chè tanto non ho niente da perdere! Quindi ho compilato la modulistica, richiesto una lettera di raccomandazione al mio relatore di tesi triennale, fatto otto copie del tutto e spedito.

Dopodiché silenzio assoluto fino a ieri, quando ho trovato la busta nella casella della posta. Ero praticamente certa di trovarci un “grazie per aver tentato, ma niente cash” e invece… la commissione mi ha accordato la borsa di studio!

Ora devo contattare l’istituto e capire tutto l’iter ad essa collegata, ma ormai il grosso è fatto e tutto il resto è noia!


Parola del giorno: stipendium = borsa di studio





I’m a proud member of…

31 08 2010

… Kalmar Nation!

Ebbene sì, dopo un’attenta valutazione, ieri mi sono iscritta!

Prima di arrivare a Uppsala avevo pensato alla Stockholm Nation, visto che era l’unico legame di tipo geografico di cui disponevo. Una volta qua ho però scoperto che da tutti è considerata supermegaultra snob, quindi è risultato abbastanza chiaro che non era la nation più adatta a me.

Dopo essermi documentata, grazie alla Beginners guide fornitami dalla Studentkår, ho effettuato una pre-selezione di quelle che ritenevo interessanti, in attesa della fiera di presentazione delle nations, ovvero un’enorme massa umana che si accalca per arrivare ai banchetti dove i rappresentanti delle varie nations presentano le varie attività e rispondono ad eventuali domande.

Le tre vincitrici sulla carta sono state GH (Gästrike-Hälsinge), VG (Västgöta) e Kalmar. La scelta è dipesa da svariati motivi:

  • La GH apriva la sua presentazione sul libercolo con “Good beer, good food, good people” e ha un’immensa biblioteca di storia all’interno del suo palazzo.
  • La VG è stata la prima con cui sono venuta in contatto, dal momento che il mio coinquilino ne è membro, e mi sono sembrati molto amichevoli e gentili. In più dispongono di parecchie borse di studio.
  • La Kalmar è l’unica nation che organizza una serata queer (o etero-friendly che dir si voglia), in più ha anche una di musica balcanica, un ristorane vegetariano/vegano e predilige musica indie-rock.

A favore di queste tre c’è anche da dire che essendo di dimensioni medio (GH) – piccole (Kalmar, VG), c’è maggiore possibilità di conoscere gente, impratichirsi con lo svedese e lavorare (ok, non si diventa ricchi lavorando in una nation, ma è sempre meglio di un dito in un occhio!)

Il round finale si è svolto, per l’appunto, alla fiera. Il marketing sarà una mia fissa, ma credo che abbia la sua importanza.

La GH non si è direttamente presentata. Quindi, se tu nemmeno ti sbatti per presentarti e/o convincermi, non vedo perchè dovrei unirmi. Eliminata la GH.

La VG ha fatto una presentazione un po’ scadente, del tipo “sì, abbiamo un sacco di attività, qua c’è un volantino (un A6 scritto a mano, con i nomi dei club), ah ma visto che il tuo coinquilino è già membro direi che ti unirai anche tu, no?” No.

La Kalmar invece ha dato il meglio di sè! Hanno stampato un libricino di presentazione, completamente in inglese, e le fanciulle lì presenti erano super friendly  e rilassate: mi hanno dato seriamente l’impressione che la Kalmar nation possa essere un posto in cui io possa veramente sentirmi “a casa”. E che Kalmar sia!

Aggiungo che il ristorante veggie è favoloso (devo ancora accertarmi, ma credo che una delle tipe in cucina abbia lavorato da Herman’s a Stoccolma!) e che anche nei successivi incontri con lo staff della nation, si è confermata quella gentilezza e rilassatezza che avevo notato all’inizio. Quindi, sebbene il lato venale era propenso per la VG, quello idealistico (siiiii! Facciamoci male fino in fondo!) mi ha infine portato alla Kalmar.


Parola del giorno: kör = coro