E io voto…?

9 06 2011

Nonostante ad oggi non sia ancora chiaro se i voti degli elettori all’estero verranno conteggiati o meno, io, per non saper nè leggere nè scrivere, nel frattempo ho votato.

Le regole per giocare, come da comunicato ministeriale, erano le seguenti:

  • Avere almeno 18 anni compiuti (e fino a qua ci siamo)
  • Essere iscritti all’AIRE (e anche qua ci siamo)
  • Se non si riceve il kit elettorale entro il 29 maggio contattare l’ambasciata
  • far pervenire il proprio voto entro le 16.00 del 9 giugno

Ovviamente, il  29 ero ancora a mani vuote, perciò il giorno successivo ho contattato l’ambasciata. Primo step: parlo con il centralinista, i quale mi dice che forse non posso votare perchè iscritta all’AIRE da troppo poco. Alla mia richiesta di delucidazioni, mi passa l’ufficio consolare. Step 2: parlo con una tipa, la quale verifica i miei dati anagrafici e mi conferma che posso votare. Alla mia esclamazione “ah ottimo! Il suo collega mi aveva detto che forse non potevo,meglio così!” la tipa fa marcia indietro e mi chiede quando mi iscritta all’AIRE. Io rispondo che ho fatto domanda a novembre, ma la lettera di conferma mi è arrivata a gennaio. La tipa mi risponde che possono votare solo coloro che si sono iscritti all’AIRE entro il 31 dicembre 2010.

Ok, mi piacerebbe sapere dove sta scritta questa regola, visto che sia sul sito dell’ambasciata che del ministero degli esteri non ho trovato nulla in proposito. Ora, non voglio mettere in dubbio che quella sia la regola, ma obietto quantomento la poca chiarezza in proposito. Cioè, basta saperlo prima, così mi regolo di conseguenza e nel caso di un referendum, in cui l’andare a votare o meno ha un peso ben diverso da una normale, mi posso organizzare per scendere in Italia a votare.

Purtroppo però per la tipina al telefono con me (che mi ha dovuta sopportare per un altro po’) io sarò in Italia durante i giorni del referendum, perciò le ho chiesto se mi poteva lasciare una qualche dichiarazione che attestasse la mia impossibilità a votare per posta, visto che già in occasione delle amministrative mi era arrivato il tagliandino per gli sconti FS (utilissimi dalla Svezia!) e per segnalarmi che in caso avrei potuto votare all’ufficio elettorale e non al mio solito seggio. Al che la tipa mi dice che pensa di sì, ma mi passa una collega. Step 3: ripeto il tutto alla collega in questione, la quale verifica e mi dice che il comune di Milano ha inviato una lista elettorale aggiuntiva, dove figuro anche io, e che quindi nei prossimi giorni riceverò il plico e di non preoccuparmi, chè loro lo spediscono tra “oggi e domani”. Ora, la scadenza del 29 non me la sono inventata io di sana pianta, l’avete pubblicata voi sul sito… forse un po’ di chiarezza in genere non farebbe male ed eviterebbe di far perdere tempo a tutti, ma va beh…!

Detto fatto, il giorno dopo controllo la posta e ci trovo il mio kit: 1 foglio di istruzioni, un tagliando/certificazione di voto, una busta bianca (del tipo normale, da cartoleria), una busta gialla preaffrancata recante l’indirizzo dell’ambasciata e le 4 schede del referendum. Con birra nera (o blu) segno le mie preferenze, metto le schede nella busta bianca (ci entrano al pelo!), infilo il tagliando con il mio numero AIRE e la busta bianca dentro la busta gialla, spedisco il tutto. Ora rimane da vedere se i voti degli italiani all’estero verranno conteggiato o no, ma per questo si può solo aspettare.

Sul blog di Boffardi un bel post sulle perplessità riguardanti il voto per posta.


Parola del giorno: rösta = votare

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Viva l’Italia

13 10 2010

La mia fidanzata ha deciso di seguire un corso all’università, perciò armata di buona volontà è andata a parlare con l’amministratrice del corso per chiedere se e come poteva essere ammessa. La svedese in questione si è subito dimostrata disponibile e ben contenta di poterla avere tra gli studenti, chiedendo, come uniche formalità, una copia del diploma, una sua traduzione e un qualche documento che attestasse che lei avesse studiato alcune materie.

Ok, il diploma c’è, ma mancano la traduzione e le materie studiate.

Armate di buone speranze contattiamo il suo vecchio liceo, chiedendo se possono fornire una certificazione in inglese o, vista la risposta negativa, se fornendo noi una traduzione in inglese è possibile autenticarla. Risposta: per quello non c’è problema! Basta mandare una mail in segreteria, specificando un numero di fax a cui spedire i documenti.

Facciamo le traduzioni e inviamo il tutto all’indirizzo della segreteria, segnalando anche i nostri contatti telefonici per ogni evenienza. Dieci minuti dopo arriva una telefonata: “cicci tesoro questa cosa noi non la possiamo fare. Contatta l’ambasciata o fatti portare le pagelle in Spagna da tua mamma. Anche perchè io come faccio a capire cosa c’è scritto in inglese?”.

1. Cicci tesoro a chi??? Ti conosco? Abbiamo mai mangiato insieme?? No.

2. Ma se non si può fare, perchè la collega al telefono mi ha detto di sì? Risposta: “eh ma non hai parlato con me”. E allora perchè fate rispondere al telefono all’altra se poi dice cose a caso???

3. Perchè mia madre (o chi per lei) dovrebbe portare le mie pagelle, che sono in italiano, in Spagna??? E oltretutto magari le madri hanno una vita e/o di meglio da fare che portare pagelle in giro per l’Europa.

4. Lavori in un liceo: ci sono i professori di inglese. Ovviamente chiedere a loro di confermare che su quel foglio ci fosse scritto “certifichiamo che l’alunna XX YY ha conseguito la maturità presso il nostro istituto nell’anno XX con voto YY” era un concetto troppo elaborato.

Dato che Miss CicciTesoro non vuole sentire ragioni, proviamo a guardare il sito dell’ambasciata.

Troviamo la sezione che riguarda il servizio di traduzione per l’equipollenza dei titoli di studio! Perfetto! Proprio quella che ci serviva! Peccato che il servizio di traduzione sia solo per i titoli svedesi in italiano… Ora, se tu sei l’ambasciata italiana, servizio per me cittadina italiana che vivo all’estero, non dovresti tradurre i titoli emessi dallo stato di cui fai parte verso il paese di cui sei ospite? A quanto pare no e quanto scritto sul sito ci viene confermato anche telefonicamente, con il consiglio di sentire l’ambasciata svedese in Italia.

Ok, proviamo a sentirli. Peccato che loro ci confermino quanto pensato da noi: fanno parte dello stato svedese, quindi traducono i titoli svedesi in italiano e ovviamente ci consigliano di sentire la nostra ambasciata!

In sintesi: due ambasciate, due servizi di traduzione dallo svedese all’italiano, zero servizi di traduzione dall’italiano allo svedese. Andiamo bene!


Parola del giorno: ambassad = ambasciata