Due gatti, otto zampe e un aereo

21 07 2011

Avendo finalmente trovato una casa che ci permettesse di avere i gatti ed avendo affrontato con largo anticipo l’iter sanitario, è finalmente arrivato il momento di caricare i felini su di un aereo e portarli con noi in Svezia.

PARTE 1 – Il trasportino

Se la questione medica era quasi del tutto risolta (mancava solo il pastiglione contro l’ecchinococco da somministrare fino a 10 giorni prima della partenza e un certificato di buona salute scritto dal veterinario), rimaneva ancora inesplorata quella aeroportuale. A questo proposito il magico mondo di internet dice tutto e il contrario di tutto: da animali morti nella stiva, fino a chi ha provato a spacciare un chihuahua per un peluche…! Molto più parco di informazioni invece il sito di Lufthansa, ovvero non dice un cazzo. O meglio, l’unica cosa che dice chiaramente è che il trasportino per andare in cabina non deve superare le dimensioni 55x40x20… Per 20??? E che è? Una scatola di scarpe??? Oltretutto, dopo svariate ricerche, scopriamo che non esiste un trasportino che rientri entro quei 20 centimetri incriminati. Va bene, chiamiamo Lufthansa così da apprendere direttamente da loro quale sia il loro pensiero in proposito. La signorina del call-center, oltre a segnalare sulla nostra prenotazione la presenza di animali, ci dice che: due gatti non possono viaggiare in cabina insieme, a meno che non stiano nello stesso trasportino per un peso totale minore di 8kg; per le misure del trasportino di presentarci in aereoporto con il nostro e vedere cosa ci dicono là; di non fare affidamento sulla fantomatica pet-box fornita da Lufthansa, perchè non è detto che sia disponibile. In sintesi: andate all’aeroporto alla spera in dio ed auguratevi che vi facciano imbarcare e magari pure con i gatti in cabina. Visto che la risposta della signorina del call-center non ci rassicura neanche un po’, decidiamo di orientarci verso un trasportino semi-rigido, tipo borsa a tracolla, nella speranza che quel minimo di flessibilità di cui dispone convinca gli addetti al check-in a farci imbarcare con i gatti in cabina.

PARTE 2 – L’imbarco

Dopo la lotta per l’inscatolamento dei gatti e un conseguente concerto di miagolii strazianti durante il viaggio in macchina, arriviamo in aereoporto. Il ragazzo al check-in è gentilissimo e, oltre a non farci problemi di sorta, ci fa pagare come un unico gatto dal momento che i due felini viaggiano in unico trasportino. Ottimo! Ma se il check-in passa indolore, rimane ancora da affrontare il controllo dei bagagli a mano. A questo proposito, il sempre solito internet sostiene, tra le svariate teorie, anche quella per cui il gatto vada estratto dal trasportino e tenuto in braccio mentre si attraversa il metal detector. Ora, chiunque abbia scritto e/o pensato una regola del genere non deve mai avuto aver un gatto e volato in vita sua. L’aeroporto di Malpensa è un budello, con una decina di file per i metal detector, e i miei gatti non amano essere presi in braccio nemmeno a casa. Comunque sia, quella deve essere la regola, dal momento che l’addetta ai controlli mi chiede se i miei gatti si fanno prendere in braccio e, alla mia risposta negativa e conseguente proposta di fare un controllo con un ufficiale all’interno di un ufficio, mi dice di passare il metal detector, poi di tornare indietro a prendere il trasportino e infine di farlo controllare da un collega senza doverlo aprire. Il collega in questione da un’occhiata ai gatti, ci chiede per quanto contiamo di restare in Svezia e quando gli rispondo che ci viviamo, ci dà il suo benestare. Nel frattempo, si dev’essere sparsa la voce che c’è un gatto (o meglio due, ma del secondo si vedeva solo la coda), perchè parecchi addetti di controllo vengono a salutare i passeggeri a quattrozampe. Ormai il grosso è fatto: mi limito a confermare la presenza felina al gate e a chiedere informazioni su come comportarmi in proposito alla hostess, la quale essendo a sua volta mamma di un gatto mi spiega tutto con un sorriso di solidarietà.

PARTE 3 – Il volo

Il volo non presenta grossi problemi, a parte un’ora di ritardo prima della partenza (aka l’unica cosa che non ti auguri quando stai volando con animali) e qualche miagolio durante il decollo e in un altro paio di momenti, che, più tardi, capirò coincidere con cacca e vomito. Oggettivamente imprevisti di questo genere, specie in due nello stesso trasportino, sono delle ottime motivazioni per qualche lamentela.

PARTE 4 – Sverige!

Appena atterrate, a causa degli imprevisti verificatisi al punto 3, facciamo tappa ai bagni per ripulire un po’ il trasportino. Puliamo un po’ alla bella e meglio e inscatoliamo nuovamente i gatti in direzione della dogana. Nel tragitto bagno-dogana incappiamo di nuovo nell’imprevisto vomito, che regala alla nostra gatta femmina un effetto schiuma-alla-bocca. Visto che la Svezia ha delle leggi un bel po’ restrittive riguardo alla rabbia, temiamo che l’effetto post-vomito possa dare una cattiva impressione, perciò via di tovagliolino! Fortunatamente l’incidente non si ripete ed imbocchiamo la colonna “something to declare”. Lì, dopo aver chiamato al citofono/telefono l’ufficiale di dogana, ci viene chiesto se i gatti si fanno prendere in braccio. Alla mia risposta negativa la signora mi mette in mano il lettore per i chip, dicendomi che se lo faccio io da dentro il trasportino non ci sono problemi. Bippo i due gatti, stile supermercato, presento tutti i fogli e finalmente ce l’abbiamo fatta!

PARTE 5 – Epilogo

Dopo qualche giorno di eremitaggio sdegnato i gatti si sono ambientati ed ora scorazzano allegramente per casa, riempono di pelo letti e divani, si fanno coccolare e prendono il sole sul balcone. Finalmente la famiglia è al completo!


Parola del giorno: tull = dogana